Giorgia Meloni sembra aver intrapreso un lento declino. Dopo l’allontanamento da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, alleati che nell’ultimo periodo hanno rischiato di logorare i suoi consensi, la Presidente del Consiglio sta riscrivendo la sua agenda, consapevole di aver deluso buona parte del suo elettorato in questi due anni e mezzo di governo. La sconfitta al Referendum sulla Giustizia è la dimostrazione più cocente di questa crisi, che ora rischia di allargarsi a causa dei problemi fiscali ed economici dell’Italia. Una situazione che il Professore Massimo Cacciari, filosofo, politico ed ex sindaco di Venezia, ha analizzato ai nostri microfoni, sottolineando come a spingere Meloni a questi cambiamenti sia proprio la possibile sconfitta alle prossime elezioni politiche.
Professor Cacciari, Giorgia Meloni è stata “scaricata” dal presidente Usa Donald Trump dopo la presa di posizione a difesa di Papa Leone XIV. Che conseguenze può avere questo cambio di relazioni sulla sua figura?
“Spero stia bene, che non abbia avuto conseguenze di salute. Non penso che l’attacco di Donald Trump possa avere conseguenze politiche su Giorgia Meloni. In realtà, le ha fatto un favore, perché così appare più autonoma, meno servizievole nei confronti del grande capo americano”.
Il fatto che Meloni sia intervenuta dopo un attacco al Papa, dopo tante altre violazioni da parte di Trump, non può rappresentare una ennesima conferma della sua debolezza sul piano della politica estera?
“Queste sono stupidaggini rispetto alle tragedie vere. È stata costretta a dissociarsi da Trump per le ultime prepotenze dell’uomo contro il Papa ed è evidente che la leader italiana doveva dissociarsi da Trump che attacca il Papa. Mi appare del tutto scontato e Trump le ha fatto un favore”.
Perché in questo momento di crisi Meloni decide di cambiare la sua agenda e di distanziarsi anche dal governo israeliano?
“Sono tutte mossette tattiche, è chiaro che come ha dovuto fare nei confronti di Trump così quasi di conseguenza lo ha fatto nei confronti di Netanyahu. Ma sono tutte mossette tattiche, non cambia assolutamente niente”.
Quindi non c’è un timore vero per le prossime elezioni politiche?
“Il timore vero c’era comunque, ma non per queste questioni. Ma perché l’Europa e l’Italia stanno andando sempre peggio, non c’è nessuna idea, nessuna strategia di come cambiare la situazione e quindi, a prescindere da Papi, Trump e altri, è chiaro il governo diventa ogni giorno più fragile”.
Il vero problema è quindi la crisi economica?
“Sì e le condizioni in cui versa la grande maggioranza degli italiani, che sta sempre peggio. Anche il referendum ha dimostrato che una grande parte dell’elettorato, soprattutto i giovani, non condivide affatto la politica estera filo-americana, a prescindere da Meloni. Quindi, anche da quel punto di vista, deve cambiare qualcosa nella sua agenda se vuole cercare di non perdere il prossimo anno”.
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