Palazzo Chigi starebbe riflettendo sulla possibilità di aumentare l’età pensionabile dei magistrati. Come un uomo sul letto di morte che tenta di rimettere in ordine i suoi affari prima della dipartita, il governo Meloni cerca di riparare ad alcuni strappi prima della sua conclusione. La sconfitta al referendum della Giustizia ha reso inutile e soprattutto pericoloso lo scontro con le toghe. L’esecutivo cerca di correre ai ripari con una norma che da un lato potrebbe accontentare le richieste che giungono insistenti dalle Procure e dall’altro darebbe al ministero della Giustizia maggiore margine di azione sulla riforma della custodia cautelare contenuta nel ddl Nordio.
Come riporta Il Fatto Quotidiano, i giudici italiani andrebbero in pensione due anni dopo, non più a 70 anni ma a 72. In questo modo si dovrebbe evitare di ritrovarsi con sempre meno magistrati e con più lavoratori nelle Procure. L’ennesimo cerotto che non risolve un problema strutturale presente nel nostro Paese. Il governo stesso ha ammesso che i lavori per l’assunzione di un maggior numero di togati grazie ai soldi del Pnrr sono “andati a rilento“. In realtà, l’impressione è che si sia deciso di ignorare questo problema, concentrandosi piuttosto sulla campagna elettorale del fallimentare referendum per la separazione delle carriere.
La proposta ‘tappabuchi’ di Meloni
Ora, con la riforma bocciata dagli italiani, è necessario tornare sul tema. Sempre senza alcun tipo di riforma, ma con una norma che possa in qualche modo rinviare l’emergenza e lasciarla ai posteri. La proposta sarebbe ancora del tutto teorica, tanto che l’argomento non è stato affrontato nemmeno nell’incontro svoltosi la scorsa settimana tra il Guardasigilli Carlo Nordio e l’Associazione nazionale magistrati (Anm).
Il governo Meloni, però, starebbe prendendo seriamente in considerazione la possibilità. Con questo allungamento dell’età pensionabile, infatti, l’esecutivo potrebbe anche attuare la riforma Nordio sul gip collegiale. In sostanza si tratta di una norma che limita il ricorso al carcere preventivo, rendendolo residuale. L’indagato verrebbe ascoltato dal giudice prima che venga decisa la misura cautelare. Tale decisione non spetterebbe più a un solo magistrato, ma a un collegio composto da tre giudici. Affinché un iter simile venga approvato, però, è necessario un numero di giudici superiore a quello attualmente esistente.
Proprio per questo la norma, che dovrebbe essere approvata a partire dal prossimo 25 agosto, potrebbe slittare al 31 dicembre. L’Anm chiede addirittura che si rimandi di un anno e mezzo, ovvero fino al 31 dicembre 2027. Una richiesta che dimostra l’emergenza legata all’assenza di magistrati nel nostro Paese. Il governo potrebbe quindi inserire la riforma dell’età pensionabile già nel decreto Lavoro o nel decreto Pnrr previsto per rispettare le ultime scadenze del piano. L’iter, però, potrebbe incontrare la contrarietà di Forza Italia. Il partito di Antonio Tajani spinge da mesi per ottenere una riforma vera e propria che permetta il ricambio generazionale dei magistrati.
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