domenica 7 Giugno 2026
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Mercato dei giocattoli: la fine dell’era di Enrico Preziosi

L'imprenditore italiano chiude un capitolo fondamentale della sua carriera professionale lasciando la guida del suo storico gruppo

Da Giuseppe Rosso
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«C’è sempre un momento per iniziare e uno per finire». Con queste parole, nel settembre 2021, Enrico Preziosi annunciava la vendita del Genoa al fondo americano 777, chiudendo la presidenza più lunga nei 130 anni del club. Oggi, a distanza di tempo, uno scenario simile si ripropone nel mondo imprenditoriale: è ormai imminente la firma che porterà alla cessione definitiva di Giochi Preziosi al gruppo cinese Superhisen. Un passaggio che segna l’uscita completa del fondatore sia dalla gestione sia dall’azionariato dell’azienda.

Dalle acquisizioni alla crisi finanziaria

Il declino dell’impero del giocattolo italiano affonda le sue origini in alcune decisioni strategiche rivelatesi sfavorevoli nel contesto macroeconomico. Nel 2019, l’acquisizione del marchio di peluche Trudi e della catena spagnola Famosa è coincisa con l’arrivo della crisi pandemica globale nel 2020. L’emergenza ha azzerato i consumi e bloccato le catene logistiche internazionali, fermando i container provenienti dall’Asia, fondamentali per la distribuzione del gruppo.

A complicare ulteriormente la situazione è arrivata l’impennata dei costi energetici e dei noli marittimi, cresciuti rapidamente fino a diventare insostenibili. I conti aziendali sono così entrati in una spirale negativa, tra ricavi in calo e debiti sempre più pesanti. Il punto di rottura si è raggiunto nell’ottobre 2025, quando l’azienda ha richiesto il concordato preventivo per bloccare le azioni dei creditori.

I numeri della crisi e il salvataggio

I dati fotografano una situazione estremamente critica: il 2025 si è chiuso con una perdita netta di 97 milioni di euro, mentre il bilancio consolidato registra un deficit patrimoniale di 217 milioni di euro e un debito complessivo pari a 410 milioni di euro. In questo contesto, l’intervento di Superhisen rappresenta l’unica via d’uscita, con un piano che prevede un aumento di capitale da 80 milioni di euro.

L’operazione consentirà al gruppo cinese, insieme ad altri investitori istituzionali, di assumere il pieno controllo dell’azienda. La storica multinazionale, nata 48 anni fa in un garage di Baruccana in Brianza, entra così nella lunga lista di marchi occidentali acquisiti da realtà orientali. Resta ora da capire se per Enrico Preziosi si tratti davvero dell’addio definitivo o dell’inizio di un nuovo percorso imprenditoriale.

Leggi anche: Reddito universale: chi saremmo se non dovessimo più lavorare per vivere?

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