Il Met Gala di quest’anno si apre nel segno delle polemiche. E lo strappo arriva proprio dal sindaco di New York, Zohran Mamdani. Quest’ultimo ha deciso di non partecipare all’evento, prendendo le distanze in nome dell’affordability, letteralmente “convenienza”. Sul tema della giustizia sociale ha costruito la sua campagna elettorale e, di fronte al costo della vita sempre più elevato e insostenibile, il leader “socialista” della Grande Mela non può certo sfilare sullo stesso red carpet dove l’élite – o almeno parte di questa – celebra la moda e il lusso.
Un clima teso, infatti, attanaglia il Gala: manifesti in protesta hanno affissato poster pro-boicottaggio alle fermate degli autobus e, secondo indiscrezioni, persino tra gli addetti ai lavori aleggia un certo disagio per il legame sempre più stretto tra arte e grandi capitali. A far discutere è soprattutto la presenza, tra gli sponsor principali, di Jeff Bezos e della moglie Lauren Sanchez. La loro partecipazione, in un momento in cui il fondatore di Amazon è percepito vicino a Donald Trump, ha spinto anche alcuni invitati a prendere le distanze.
A tenere insieme i fili dell’evento è Anna Wintour, direttrice di Vogue e figura centrale del Met Gala, che ancora una volta ne è madrina e regista. Interpellata sugli ammonimenti rivolti alla coppia Bezos, ha difeso la presenza di Lauren Sanchez definendola “una grande appassionata di moda” e sottolineandone la “generosità”. Una dichiarazione che molti hanno letto, in realtà, come un espediente per smorzare l’agitazione generale. Ma la questione rimane un tasto dolente, tanto che – giunge voce – i biglietti per l’evento, inizialmente quotati a 100mila dollari, sono ora venduti al ribasso.
Tra proteste e “arte incarnata”
Il tema di questa edizione è “Fashion is Art”, dunque “La moda è arte”. Ed è legato alla mostra primaverile del Costume Institute, “Costume is Art – Il Costume è arte, ndr”, che esplora il rapporto tra abito e corpo umano. L’idea è quella di presentare la moda come una forma di “arte incarnata”. Un concetto che vuole tradursi in rappresentazioni spettacolari sul tappeto rosso, dove le celebrità saranno chiamate a trasformare il proprio corpo in una vera e propria opera vivente.
A incuriosire l’opinione pubblica, contribuisce la programmazione cinematografica. “Il Diavolo Veste Prada 2” infatti, diretto da David Frankel, è arrivato nelle sale. Il film riporta sullo schermo Miranda Priestly, alter ego della stessa Wintour e interpretato dalla premio Oscar Meryl Streep, in una scena ambientata durante un elegante evento al Museo Americano di Storia Naturale, proprio di fronte al Met. Ed è, questo, un curioso gioco di specchi tra finzione e realtà che si riflette anche nella consistente operazione promozionale ideata da Condé Nast e Disney. Tra gli ospiti sono attese le Kardashian, Beyoncé, Nicole Kidman e ovviamente Anne Hathaway. Mentre per Trump niente da fare. Il tycoon e la sua famiglia non potranno partecipare al Met. Ordine di Anna Wintour, una dem di ferro.
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