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martedì 28 Aprile, 2026
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Overtourism – Quando il turismo diventa un problema sociale

Allarme overtourism - Le risposte dei sindaci europei alla crescente pressione che mette a rischio l'anima autentica dei quartieri storici

Da Davide Cannata
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C’è stato un periodo, oggi sempre più distante, in cui l’aumento dei visitatori veniva considerato un indicatore positivo di crescita economica e prestigio urbano. Oggi quello scenario si è completamente ribaltato: l’arrivo massiccio e incontrollato di turisti è diventato il segnale evidente di una crisi profonda. L’overtourism si configura ormai come una pressione strutturale capace di logorare le identità storiche delle città e di spingere i residenti verso livelli elevati di stress. Il recente allarme lanciato dal sindaco di Atene, Haris Doukas, rappresenta un punto critico nella gestione degli spazi urbani europei.

La capitale greca ha superato gli 8 milioni di visitatori in un solo anno, mettendo a dura prova le infrastrutture cittadine. I quartieri storici stanno diventando vetrine artificiali per turisti, mentre il costo degli affitti per le famiglie locali ha raggiunto livelli insostenibili. “Servono restrizioni e regole chiare”, ha affermato Doukas, evidenziando il rischio concreto che intere aree perdano la propria autenticità millenaria. Tra le soluzioni proposte figurano il blocco totale di nuovi hotel e lo stop alle licenze per affitti brevi nelle zone più congestionate, nel tentativo di preservare l’equilibrio urbano.

Barcellona e il modello di intervento radicale

Se Atene rappresenta il caso più recente, Barcellona è da tempo un punto di riferimento nella gestione politica di questa emergenza. Nella città catalana il fenomeno si è manifestato con largo anticipo, provocando tensioni sociali e una progressiva espulsione dei residenti. L’amministrazione ha deciso di eliminare entro il 2028 oltre diecimila licenze di appartamenti turistici per restituire gli alloggi alla popolazione locale.

Nonostante il divieto di costruire nuovi hotel nel centro, le proteste continuano a riempire le piazze, segno di un disagio diffuso verso un modello percepito come invasivo. I dati mostrano come la pressione immobiliare abbia reso difficile la vita quotidiana, soprattutto per i giovani, trasformando interi quartieri popolari in spazi privi di identità. Il caso di Barcellona dimostra che la lotta per la vivibilità urbana richiede interventi strutturali e normativi, ben oltre la semplice regolazione dei flussi turistici.

Dall’Italia al Nord Europa: una sfida comune

In Italia, Venezia resta il simbolo globale della resistenza al turismo “mordi e fuggi”, capace di svuotare la città della sua vita autentica. L’introduzione di un ticket d’ingresso sperimentale per i visitatori giornalieri mira a ridurre un impatto ormai insostenibile, mentre il divieto di transito per le grandi navi da crociera rappresenta un passo concreto per proteggere un ecosistema unico e fragile.

Nel Nord Europa, Amsterdam ha scelto una linea dura con campagne di comunicazione mirate a scoraggiare il turismo eccessivo e il blocco della costruzione di nuovi alberghi nel centro. Allo stesso tempo, Lisbona e Praga si trovano ad affrontare problematiche simili, con governi impegnati a intervenire sul mercato immobiliare per contrastare una crisi abitativa senza precedenti. Tutti questi casi evidenziano come l’overtourism sia un fenomeno sistemico che attraversa l’intero continente.

Rimane però aperta una questione fondamentale: come bilanciare un settore economico cruciale con la necessità di garantire sostenibilità sociale e urbana? Il rischio è che strumenti come ticket e restrizioni trasformino le città in spazi riservati a un turismo d’élite, alterando ulteriormente il loro equilibrio.

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