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lunedì 27 Aprile, 2026
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Meloni e Venezi

«Nessun via libera da Chigi». Meloni si dissocia dal licenziamento di Venezi da La Fenice

La premier smentisce il retroscena del Corriere: la decisione del sovraintendente del Teatro è stata presa in «autonomia» senza coinvolgerla

Da Maria Vittoria Ciocci
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«Ormai è indifendibile». La premier Giorgia Meloni, di fronte alle dichiarazioni della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi riportate su La Nación, avrebbe pronunciato queste parole e dato il via libera al suo licenziamento dal Teatro La Fenice. Si tratta di un retroscena del Corriere della Sera, che la leader di Fratelli d’Italia si è affrettata a smentire. «È privo di ogni fondamento», si legge in una nota, «il presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo sul tema».

Dopotutto, è la stessa linea del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che dopo la diffusione della notizia – relativa all’interruzione di tutte le collaborazioni, presenti e future, della storica orchestra con Venezi – ha voluto sottolineare che la decisione fosse stata presa in totale «autonomia», deresponsabilizzando così sia il dicastero che l’esecutivo. Anche se ha tenuto comunque a ribadire la «piena fiducia» nei confronti del sovraintendente del Teatro, Nicola Colabianchi.

L’intervista

Il passo falso è stato l’intervista che Beatrice Venezi ha rilasciato al quotidiano argentino La Nación. Qui, ha sostenuto che all’interno del complesso musicale i ruoli passino di padre in figlio, senza spazio per professionisti che non provengono da una famiglia già inserita. Ha inoltre affermato che, essendo una donna e per giunta particolarmente giovane, questo rappresenta un’eccezione in un ambiente che sarebbe avverso al cambiamento. 

A quel punto, l’intervento di Colabianchi è diventato necessario. Oltre a definire tali affermazioni «gravi e lesive» per il valore artistico del Teatro, ha stabilito che Venezi non fosse più compatibile con il suo ruolo. L’epilogo di una collaborazione che, in realtà, non è partita nel migliore dei modi. Gli orchestrali hanno protestato sulla scelta di affidarle il compito di dirigere il complesso musicale sin dall’inizio, appellandosi a quello che ritenevano un curriculum troppo povero.

Ora La Fenice prende tempo. Colabianchi si auspica che il licenziamento consenta di riaprire il dialogo con il personale del Teatro. Ed è questa la priorità assoluta. La figura di un direttore musicale, infatti, non è obbligatoria.

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