sabato 2 Maggio 2026

Silenzio di Meloni su Trump. L’opposizione: “Subalterni agli Usa”

Gli Stati Uniti impongono all'Europa nuovi dazi sull'automotive e avviano il ritiro di 5mila soldati dalla Germania. Nel mirino di Trump anche l'Italia, ma il governo tace

Da Redazione
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Dopo i ripetuti attacchi di Trump agli alleati europei della Nato, gli Stati Uniti hanno rilanciato i dazi sul settore dell’automotive e si apprestano a ritirare circa 5mila militari dalla Germania. Ma potrebbe essere soltanto l’inizio: tra gli alleati “terribili” e “di nessun aiuto”, il presidente americano ha infatti esplicitamente annoverato anche la Spagna, dove sono stanziati 4mila soldati americani, e l’Italia, che ne ospita 13mila.

L’Italia nicchia

Il governo italiano, al momento, conferma la linea attendista e remissiva che ne ha contraddistinto sin dal principio l'(in)azione sul piano geopolitico. L’unica risposta arriva sull’ipotesi del ridimensionamento del contingente americano in Italia e in Europa ed è quella, piuttosto laconica, del ministro della Difesa Guido Crosetto: “Non ne capirei le ragioni”, ha detto. “Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani”.
Giorgia Meloni, già scottata dai recenti attacchi di Trump, ha invece preferito tacere e concentrarsi piuttosto sul dialogo con i partner europei: il governo vorrebbe convincere gli alleati a rendicontare anche le spese energetiche come spese in sicurezza e difesa, ed è con questo obiettivo che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti il 5 maggio si presenterà al prossimo Ecofin.

Le opposizioni: “Subalterni a Trump”

A preoccupare le opposizioni sono i silenzi e l’assenza di contromisure da parte del governo, che invitano a non mostrarsi ancora una volta subalterno a Trump.
“Per l’Italia, che ha cinque miliardi di esportazione di auto verso gli Usa, sarebbe un colpo durissimo”, ha fatto notare Schlein. “Il governo reintegri immediatamente quel fondo per l’automotive di cui ha tagliato l’80%. E chieda in Europa una risposta forte, unitaria a questi dazi. Bisogna convincere Trump a fermarsi”.
“Chiediamo a Meloni di revocare gli accordi militari ed economici sottoscritti con Trump, a partire dall’impegno folle al 5% del PIL in spese per armamenti: 964 miliardi di euro in dieci anni sottratti a sanità, scuola, pensioni e salari”, ha invece dichiarato in una nota Angelo Bonelli. “È tempo di interrompere questa sudditanza: revochi quegli accordi e stia dalla parte degli italiani, non di Trump”.

Il contingente USA in Germania

Per quanto riguarda il ritiro di 5mila soldati stanziati in Germania, la misura, per quanto forte, non rappresenta ancora una preoccupazione: nelle basi europee resteranno infatti tra gli 80mila e i 100mila soldati americani. In Germania, però, si concentrano asset strategici dell’alleanza atlantica come l’Eucom (il comando europeo delle forze americane) di Stoccarda, la base aerea di Ramstein e l’ospedale militare di Landstuhl. La Nato, attraverso la portavoce Allison Hart, ha chiarito che l’Alleanza sta “lavorando con gli Stati Uniti per comprendere i dettagli della loro decisione” e che il passo “sottolinea la necessità che l’Europa continui a investire di più nella difesa e si assuma una quota maggiore della responsabilità”. Una linea, questa, condivisa dal ministro tedesco della Difesa Boris Pistorius: “Noi europei dobbiamo assumere maggiori responsabilità per la nostra sicurezza”, ha detto.

Stefanini: “Un segnale politico”

Al di là dei numeri, il messaggio è soprattutto politico. Lo ha spiegato ad Adnkronos Stefano Stefanini, senior advisor dell’Ispi ed ex ambasciatore alla Nato: “Quello che preoccupa non è tanto il ritiro in sé, sicuramente non quello dalla Germania dove rimangono più di 30mila truppe americane e dove si torna ai livelli del 2022”. Tuttavia, “Il segnale politico dato dal Pentagono è una rottura, legata all’insoddisfazione americana per la linea tedesca sull’Iran. Per quanto riguarda Italia e Spagna, aspettiamo e vedremo”. Ma, chiarisce ancora Stefanini, “una riduzione di effettivi è ben diversa dalla chiusura di basi”, misura di cui, per il momento, non si parla.

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