venerdì 14 Agosto 2026
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Monte Bianco, 32 alpinisti bloccati: sindaco nega l’elicottero

Il gruppo aveva raggiunto il rifugio Goûter nonostante gli avvertimenti delle guide alpine sul rischio di caduta massi

Di Redazione
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Una vicenda che riaccende il confronto sulla in alta montagna arriva dal versante francese del Monte Bianco. Un gruppo di 32 alpinisti è rimasto al rifugio Goûter, a circa 3.800 metri di quota, lungo la via normale francese verso la vetta. Gli escursionisti avevano raggiunto il rifugio nella giornata di martedì 12 agosto, nonostante le indicazioni con cui le guide alpine locali avevano invitato gli alpinisti a rinunciare all’ascensione o, comunque, a considerare con estrema attenzione le condizioni della montagna.

Il problema riguardava soprattutto il rischio di caduta di pietre, diventato particolarmente significativo nelle ultime settimane a causa delle temperature elevate. Il caldo anomalo modifica infatti le condizioni della montagna e può favorire il distacco di materiale roccioso nei tratti più esposti. Le compagnie delle guide alpine di Saint-Gervais, e , insieme all’ufficio di alta montagna, avevano quindi diffuso precise raccomandazioni per invitare gli alpinisti a non affrontare quella salita in quelle condizioni.

Il gruppo arriva al Goûter nonostante gli avvertimenti

Gli alpinisti hanno comunque deciso di proseguire e hanno raggiunto il rifugio Goûter. La situazione è cambiata poche ore dopo, quando la struttura ha chiuso e il gruppo ha chiesto un intervento gratuito con un elicottero della protezione civile oppure della Gendarmerie. La richiesta ha aperto un caso destinato a far discutere, perché le autorità francesi non hanno considerato la situazione sufficiente per attivare un intervento di soccorso pubblico.

La decisione è arrivata da Jean-Marc Peillex, sindaco di Saint-Gervais-les-Bains, il Comune nel cui territorio ricade il percorso alpinistico. Il primo cittadino ha sostenuto che, dopo il ritorno a condizioni più calme nel couloir del Goûter, gli alpinisti potevano affrontare la discesa senza ricorrere all’elisoccorso. “Nulla impediva loro di intraprendere la discesa”, ha spiegato il sindaco, sottolineando ancora una volta come il gruppo avesse scelto di salire nonostante i numerosi avvertimenti ricevuti.

La posizione del sindaco: il soccorso deve servire alle emergenze

Jean-Marc Peillex ha assunto negli anni una posizione molto rigida sulla sicurezza del Monte Bianco e sulle di chi affronta la montagna ignorando le indicazioni delle autorità e degli esperti. In questo caso ha ricordato che le guide alpine avevano espresso chiaramente i propri sull’opportunità di affrontare l’ascensione, proprio a causa della situazione del couloir del Goûter e delle scariche di sassi.

Il sindaco ha inoltre richiamato una precedente decisione con cui aveva disposto la chiusura di due rifugi sul versante francese, il Goûter e il Tête Rousse, invitando gli alpinisti a rinunciare al progetto di salita. “Sono l’ambiente naturale e la montagna a dettare le loro regole e ogni alpinista deve dimostrare umiltà”, aveva affermato Peillex, ribadendo la necessità di rispettare le condizioni reali dell’alta quota.

La vicenda assume quindi un significato più ampio rispetto alla semplice disavventura di un gruppo di escursionisti. Il sindaco considera infatti questo episodio un possibile punto di svolta nel modo in cui la Francia gestisce gli interventi di soccorso in montagna. “Questa fermezza deve aprire una nuova era”, ha dichiarato Jean-Marc Peillex, sostenendo che le regole dovrebbero riservare il soccorso pubblico alle situazioni che presentano una reale necessità e prevedere economiche per chi affronta consapevolmente rischi già segnalati.

Per tornare a valle alcuni scelgono l’elicottero privato

Il rifiuto dell’elisoccorso pubblico non ha lasciato però tutti gli alpinisti nella stessa situazione. Il gruppo ha dovuto organizzare autonomamente il rientro e alcuni componenti hanno affrontato la discesa a piedi, mentre altri hanno scelto un elicottero privato a pagamento. La soluzione ha permesso a una parte degli escursionisti di evitare il percorso a piedi e di raggiungere la valle sostenendo direttamente il costo del .

La differenza tra un intervento pubblico e un servizio privato rappresenta uno degli aspetti più discussi della vicenda. Da una parte emerge la volontà delle autorità di non trasformare il soccorso alpino in un servizio utilizzabile per risolvere qualsiasi difficoltà incontrata durante un’escursione. Dall’altra, la presenza di persone a quasi 4.000 metri di quota pone inevitabilmente interrogativi sulla valutazione del rischio e sulla soglia oltre la quale una situazione può trasformarsi in una vera emergenza.

Il Monte Bianco resta una montagna che non concede leggerezza

La vicenda dei 32 alpinisti riporta così al centro dell’attenzione uno dei problemi più delicati dell’alpinismo contemporaneo: il rapporto tra libertà individuale, responsabilità personale e sicurezza collettiva. La via normale del Monte Bianco richiama ogni stagione numerosi alpinisti, ma il percorso comprende passaggi esposti e tratti nei quali le condizioni ambientali possono cambiare rapidamente. Il couloir del Goûter, in particolare, rappresenta uno dei più delicati dell’itinerario proprio per il legato alle cadute di pietre.

Il caso arriva inoltre in un’estate caratterizzata da condizioni particolari in alta quota e da una forte attenzione ai cambiamenti delle condizioni della montagna. Le autorità e le guide continuano quindi a invitare gli alpinisti a valutare con attenzione meteo, temperatura, stabilità del terreno e indicazioni degli esperti prima di intraprendere ascensioni impegnative.

La storia dei 32 escursionisti del Goûter lascia infine aperta una domanda destinata a tornare nel dibattito sulla sicurezza alpina: quanto deve intervenire il soccorso pubblico quando una persona affronta volontariamente un rischio che le autorità avevano già segnalato? Per Jean-Marc Peillex la risposta appare chiara: il soccorso deve concentrarsi sulle emergenze reali, mentre chi ignora consapevolmente gli avvertimenti dovrebbe assumersi una parte maggiore delle conseguenze delle proprie decisioni.

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