“Approvate che la Costituzione stabilisca esplicitamente che i rapporti familiari giuridici nascano solo dal matrimonio tra un uomo e una donna, nonché dalla maternità e dalla paternità?”, potrebbe essere questo il quesito sottoposto al popolo della Lituania nei prossimi mesi. Il governo vorrebbe emendare attraverso un referendum consultivo l’articolo 38 della Costituzione e ridefinire così il concetto di famiglia.
In questo modo verrebbe chiarito per legge che la madre deve essere una donna e il padre un uomo e che il matrimonio può essere contratto esclusivamente tra questi. Una decisione molto simile a quella presa dall’Ungheria di Viktor Orban nel 2020 e che accende la preoccupazione di coloro che in questa decisione vedono un clamoroso passo indietro sul tema dei diritti civili.
Di fronte a questa possibilità, sei eurodeputati hanno deciso di rivolgersi direttamente alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Marc Angel, Kim van Sparrentak, Dainius Zalimas, Maria Walsh, Lukas Siper e l’italiana Carolina Morace, eletta tra le fila del M5S, hanno interpellato i vertici dell’Ue per esprimere la loro preoccupazione. “Sebbene sia ancora in fase di esame, la proposta ha già raccolto un notevole sostegno politico. Il 9 aprile, durante una seduta plenaria del Seimas, ha ottenuto il sostegno di 50 dei 63 proponenti”, hanno ricordato, sottolineando l’urgenza di un intervento in Lituania.
Morace: “La Lituania mette ai voti l’uguaglianza”
Morace ha evidenziato come questo referendum sia stato proposto in un Paese che è parte integrante dell’Unione europea e che non è l’Ungheria. “Questa proposta non è un dettaglio tecnico, ma una precisa scelta politica. Significa dire che alcune famiglie valgono meno di altre e, soprattutto, significa mettere ai voti l’uguaglianza”, ha spiegato con un certo piglio, ricordando i pericoli che si nascondono dietro queste evoluzioni politiche.
“L’Europa dà lezioni sui diritti al resto del mondo, ma prima dovrebbe iniziare a farli rispettare dentro i suoi confini“, ha aggiunto Morace, ricordando che spesso i problemi denunciati all’estero vengono ignorati all’interno della stessa Unione europea. “Serve una posizione chiara, perché i diritti fondamentali non si votano. Si difendono”, ha concluso l’eurodeputata pentastellata, chiedendo che l’appello lanciato da lei e dai suoi colleghi non rimanga inascoltato.
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