domenica 30 Agosto 2026

Non solo Ben-Gvir. Anche la Ministra dei Trasporti umilia la Flotilla: “Ubriachi e drogati”

Miri Regev, fedelissima di Netanyahu, ha pubblicato un video in cui gli attivisti sono ammanettati e inginocchiati e li bolla come "sostenitori del terrorismo"

Di Giustino Marai
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Ad Ashdod, a fare propaganda sui torturati e umiliati degli attivisti della Flotilla, non c’era soltanto Itamar Ben-Gvir. Anche la ministra dei Trasporti ha approfittato della ghiotta occasione per un di propaganda in cui mostrava gli attivisti inginocchiati e ammanettati e li bollava come “sostenitori del terrorismo”, “ubriachi e drogati”.

Chi è Miri Regev

Una carriera ricca di riconoscimenti e di controversie nell’esercito israeliano, poi fedelissima di Netanyahu ed eletta con il suo Likud, undici anni fa Miri Regev veniva definita da Haaretz “una Trump in tacchi alti”.
Da Ministra della e dello Sport, carica che ha ricoperto dal 2015 al 2020, si impegnò a ritirare i finanziamenti agli che non fossero allineati e fedeli allo ebraico, e prese duramente posizione contro un’associazione di veterani delle IDF che denunciava le contro i palestinesi nei territori occupati.
Recentemente ha difeso i nove soldati ripresi in video mentre abusavano sessualmente di un prigioniero palestinese nel di Sde Teiman.

La condanna di Ben-Gvir

Del video di Regev si è parlato poco, oscurato da quello di Ben-Gvir, che ha infiammato il dibattito e obbligato anche i più spudorati complici di Israele a dissociarsi e condannare l’umiliazione degli attivisti, che le IDF hanno sequestrato in acque internazionali e torturato nel porto di Ashdod.
Ma, nel contesto attuale, la stigmatizzazione di Ben-Gvir non è altro che un tassello nella lunga opera di normalizzazione del suprematista e genocida di un Paese che da decenni agisce al di fuori di ogni legalità internazionale.

I dividendi

Dal video del ministro della sicurezza nazionale hanno infatti guadagnato un ‘ tutti.
Il video ha permesso al suo protagonista di mostrarsi duro, intransigente, e di affascinare l’elettorato più radicale. Da piccolo partito, il suo Otzma Yehudit ha guadagnato credito in una società israeliana sempre più incancrenita.
Dissociandosi e condannando il video, Netanyahu ha rafforzato la sua immagine di moderato rispetto alle altre forze politiche che sgomitano per il potere.
E i governi europei, in primis quello italiano, hanno potuto usare parole dure, magari convocare l’ambasciatore israeliano, e fingere ancora una volta di avere una spina dorsale. Quando si tratterà di passare dalle chiacchiere alle azioni concrete, per fortuna, il caso degli attivisti torturati e umiliati non sarà più su tutte le prime pagine.

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