Lo stadio Azteca di Città del Messico è finito sotto i riflettori per una ragione insolita: è il primo impianto sportivo al mondo a essere monitorato dalla Nasa. Non per questioni extraterrestri — argomento che pure in Messico ha trovato spazio persino in Parlamento — ma per un fenomeno geologico preoccupante che mette a rischio uno dei luoghi più iconici del calcio mondiale.
Un centimetro e mezzo al mese: i dati della Nasa sull’Azteca
I rilevamenti condotti sull’area dove sorge lo storico stadio — che l’11 giugno ospiterà la gara inaugurale dei Mondiali tra Messico e Sudafrica — hanno registrato un cedimento del suolo di circa un centimetro e mezzo al mese, stando a quanto riportato dal Daily Mail. A fare chiarezza sul fenomeno è stato Marin Govorcin, scienziato del Jet Propulsion Laboratory della Nasa: «Città del Messico sta sprofondando principalmente a causa dell’acqua sotterranea dalla falda acquifera sottostante: viene pompata a un ritmo che supera di gran lunga la ricarica naturale dovuta alle precipitazioni. Man mano che l’acqua viene prelevata, la falda acquifera si compatta sotto il peso della città sovrastante». Per tenere sotto controllo ogni minima variazione della superficie terrestre, è stato impiegato un potente radar spaziale abbinato al satellite Nisar.
L’Azteca tra vandalismi e strutture che cedono
Ai problemi strutturali si sommano quelli causati dall’uomo. Circolano online diversi video in cui alcuni tifosi — l’Azteca può ospitare oltre 87 mila spettatori — vengono ripresi mentre staccano pezzi delle tribune come souvenir. In altri post pubblicati solo nelle scorse settimane si vedono invece porzioni delle gradinate, di recente ristrutturate, che si sgretolano da sole. Un’immagine tutt’altro che rassicurante per uno stadio costruito nel 1966, che ha già ospitato due finali mondiali: nel 1970 con Brasile-Italia e nel 1986 con Argentina-Germania Ovest, anno in cui proprio qui Maradona segnò il celebre gol della «mano di Dio».
Una città che sprofonda: il problema è più grande dello stadio
Il fenomeno non riguarda solo l’Azteca. La statua dell’Angelo dell’Indipendenza, alto 35 metri e simbolo della capitale, ha già richiesto la costruzione di 14 gradini aggiuntivi per raggiungerne il basamento, a causa dell’abbassamento del suolo circostante. Secondo Efraín Ovando Shelley, ingegnere dell’Università nazionale autonoma del Messico, il problema «colpisce l’intera infrastruttura urbana della città: le strade, le tubature per la distribuzione dell’acqua, l’approvvigionamento idrico, le condotte fognarie». L’unica soluzione concreta sarebbe «interrompere l’estrazione dell’acqua. E se interrompiamo l’estrazione dell’acqua, che acqua berremo? La battuta ricorrente è che se non potremo bere acqua, berremo tequila», ha ironizzato lo stesso Shelley. Nella città da 10 milioni di abitanti, dove tra un mese scatterà il calcio d’inizio della manifestazione, l’Azteca dovrebbe ospitare cinque partite del torneo — tre della fase a gironi, una dei trentaduesimi e una dei sedicesimi — oltre a una delle tre cerimonie di apertura, con esibizioni di cantanti locali e internazionali per 90 minuti in campo.
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