Le Borse mondiali sono colate a picco a seguito delle nuove evoluzioni del conflitto in Iran. Al momento Parigi ha ceduto il 2,5%, Madrid il 2,5%, Milano l’1,6%, Francoforte l’1,4% e Londra l’1,7%. Anche i futures americani – contratti derivati standardizzati che obbligano le parti a comprare o vendere un’attività a un prezzo prefissato- sono negativi.
Un’apertura al ribasso legata all’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio, che oggi ha raggiunto il prezzo di 100 dollari al barile. Una conseguenza dovuta al transito paralizzato nello stretto di Hormuz e al conseguente blocco della spedizione del 20% del petrolio e del metano liquefatto mondiale.
La nomina del figlio di Khamenei come Guida suprema della Repubblica islamica ha frenato le principali Borse mondiali, in quanto si teme un conflitto piuttosto lungo. Dal 28 febbraio l’aumento del Brent è stato del 30%, ovvero il balzo più ampio per il Brent da sei anni a questa parte.
Anche le Borse asiatiche hanno risentito del conflitto con Tokyo a -5,24% e Seul a -5,96%. Tra i mercati azionari, a reggere meglio la crisi per il momento è Wall Street.
In questo contesto, preoccupano anche le conseguenze della volubilità dei mercati sull’inflazione, che potrebbe aumentare vertiginosamente. La Bce, quindi, starebbe riflettendo su un possibile aumento dei tassi di interesse, dopo un anno di tagli e stabilità. Un passo indietro a livello economico che ha convinto il G7 delle Finanze a riunirsi in via straordinaria e a fare il punto sulla situazione in corso.
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