«La Repubblica è di chi la abita». È lo slogan degli attivisti, accompagnato dal manifesto del vignettista Ellekappa. Il corteo dedicato al Pride 2026, partito da piazza della Repubblica, ha dominato le strade della Capitale. Tra i partecipanti, anche il sindaco Roberto Gualtieri con la fascia tricolore, insieme alle ambassador Francesca Michielin, Levante e Margherita Vicario.
Non mancano all’appello il leader di Avs Nicola Fratoianni, il segretario di +Europa Riccardo Magi e la senatrice del M5s Alessandra Maiorino. La grande novità però è il coinvolgimento dell’Ordine nazionale degli psicologi, rappresentato dalla presidente Maria Antonietta Gulino, che ha sottolineato: «Siamo qui per affermare che ogni persona deve poter essere ciò che è, con i suoi amori e le sue relazioni».
Tra le bandiere arcobaleno e i manifesti della comunità Lgbtqi+ si sollevano gli attacchi contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu, Donald Trump ed Elon Musk, ma anche J.K. Rowling e Giulia Bongiorno. Nel mirino degli attivisti c’è anche Roberto Vannacci, al quale viene dedicato uno slogan tutto suo: «Meglio anormale che generale». E ad alleggerire il clima, ci pensano le grafiche e gli striscioni del “Diavolo veste Prada 2”, che con il suo inconfondibile tacco a spillo rosso vanta il podio come carro più fotografato.
I commenti
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha affermato: «La nostra legislazione è arretrata e non rispetta pienamente i principi della Costituzione, che riconosce uguali diritti indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere». E ha ribadito: «L’Italia deve fare ancora molto per garantire a tutti gli stessi diritti».

Pride 2026 ph: ANSA
Lo segue il leader di Avs Nicola Fratoianni, che spiega: «Ogni nuovo diritto conquistato per qualcuno non è mai un diritto negato per qualcun altro. In questi anni stanno cercando in tutti i modi di restringere gli spazi di libertà e i diritti delle persone, quei diritti e quelle libertà che devono essere restituite». Ha infine affermato assertivo: «La società italiana è molto più avanti della politica e della sua ipocrisia».
Ma a dipingere in maniera esaustiva lo spirito del Roma Pride 2026 ci pensa l’eurodeputato Pd Alessandro Zan: «È una manifestazione pacifica e di gioia: a chi soffia sull’odio, noi rispondiamo con la forza della Costituzione e con l’orgoglio di essere chi siamo». Il dem non manca poi di ricordare alla premier Giorgia Meloni, la quale «ha sempre ostacolato i diritti delle persone Lgbtqia+ e alimentato ostilità e pregiudizi», che «il Pride è una manifestazione democratica e di resistenza».
Il nodo della Lgbtqi+ Keshet
Dopo le polemiche insorte nelle ultime settimane, si è giunti a un compromesso. L’associazione ebraica Lgbtqi+ Keshet aveva scelto di non sottoscrivere il documento che definisce formalmente lo sterminio dei palestinesi a Gaza come «genocidio». Per questo i suoi attivisti hanno partecipato al Roma Pride 2026 a piedi, senza carro, protetti da unità della polizia.
Il portavoce Mario Colamarino ha però sottolineato che la questione non può dirsi ancora conclusa e attende quindi riscontro dal Coordinamento Roma Pride. Durante il corteo, la Keshet si è fermata davanti al Teatro dell’Opera, sventolando la bandiera arcobaleno che portava il simbolo della Stella di David. Tra i presenti, circa in quaranta, anche l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale Tobia Zevi. «Oggi non è scontato attraversare Roma con i nostri corpi, facciamoci sentire», hanno rivendicato con i megafoni. E ancora: «Ora e sempre, Keshet è presente».
Il caso Adinolfi
Alle 16 circa, poco prima della partenza del corteo, Mario Adinolfi si è presentato in piazza della Repubblica con una spilla del Popolo della Famiglia sul petto e la bandiera israeliana in mano. Insieme a lui, anche Francesca Pascale. I manifestanti non sono rimasti indifferenti, ma l’hanno invitato ad andarsene con fischi e accuse. Tra cui «provocatore», «ladro» e «vergogna». L’ex deputato ha lasciato la manifestazione a bordo di un taxi dopo circa mezz’ora.
«Chi da anni porta avanti posizioni contro le nostre famiglie e i nostri diritti non può strumentalizzare la manifestazione», la prima reazione del portavoce del Partito Gay Lgbt+ Fabrizio Marrazzo, «si è presentato al Roma Pride con la bandiera di Israele con l’unico scopo di provocare». Mentre il portavoce della Keshet Colamarino ha commentato: «Sicuramente questa non è la sua piazza, poi se ha cambiato idea, buon per lui».
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