Il vicepremier Matteo Salvini è a Milano Marittima per la festa della Lega Giovani. Dal palco dell’evento, battezzato «NexUs» e moderato dal conduttore de «La Zanzara» Giuseppe Cruciani, il segretario del partito fa alcune precisazioni: «Ho la certezza che vinceremo le elezioni e che la Lega avrà una percentuale a doppia cifra». Poi però, forse per scaramanzia, torna al periodo ipotetico: «Se vinciamo le elezioni 2027 voglio tornare a fare il ministro dell’Interno».
Sono affermazioni che, a ogni modo, mandano due messaggi chiari. Uno alla premier Giorgia Meloni e un altro al generale Roberto Vannacci. Il concetto è chiaro: niente più dicastero dei Trasporti, ma un ruolo di primo piano nella prossima legislatura. Mentre per quanto riguarda il leader di Futuro nazionale, Salvini sentenzia: «Non l’ho più sentito, mi freghi una volta, ma due no. A maggior ragione da un generale non mi aspettavo che tradisse la fiducia».
Il segretario del Carroccio è ancora risentito. Rivendica di aver aperto lui a Vannacci le porte della politica e chiude ogni spiraglio per un’alleanza futura. Sostiene velatamente, infine, che la linea politica del suo ex vice sia sostanzialmente un copia e incolla degli obiettivi già perseguiti dalla Lega: «Le cose che dice, come ‘Italia agli italiani e difendere i confini’, sono le cose che la Lega ha già fatto, fa e farà». E lo stesso discorso vale per la questione della sicurezza, dell’immigrazione, della gestione della comunità musulmana e dei diritti LGBTQ+.
Tra politica nazionale e internazionale
Matteo Salvini finisce per sciorinare i punti che, probabilmente, rappresenteranno il cuore della sua campagna elettorale. Si dissocia scientemente dal colore nostalgico di Fn, criticando la scelta di alcuni vannacciani di chiamarsi «camerati», ma ribadisce la sua posizione sull’islam: nessun metro quadro deve essere concesso alle organizzazioni religiose che non siglano un accordo con lo Stato italiano. Peraltro inserendo nel monologo il Pride, che poco centra: «Non come quelli che sfilavano ieri al Gay Pride e che inneggiano alla presenza islamica in Italia, che è un suicidio».
Spostandosi sulla politica internazionale, recrimina al Presidente USA Donald Trump l’attacco alla presidente del Consiglio – «Se Trump attacca Meloni, attacca anche me e gli italiani» –, ma non manca di lamentare l’approccio inerte dell’UE nel conflitto russo-ucraino e mediorientale. Suggerisce, inoltre, di riaprire un dialogo con il leader del Cremlino Vladimir Putin e invita a riconsiderare l’ipotesi di acquistare gas russo. Così da risolvere il nodo della crisi energetica provocata dalla guerra nel Golfo.
Torna infine sulle questioni prettamente italiane, chiarendo due linee rosse: «Finche sarò segretario della Lega dirò no a tutte le droghe, se ti droghi finisci al campo santo», un vero slogan in stile campagna elettorale. E risponde riguardo le tensioni interne al partito, soprattutto tra i compagni del Nord: «Sarò io a guidare la campagna per le elezioni 2027, ma accanto a me voglio una squadra unita». Insomma, Luca Zaia e altri – per il momento – sono invitati a stare «a fianco, non dietro». Matteo Salvini conclude così il suo intervento.
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