giovedì 13 Agosto 2026

Sanremo, De Magistris risponde a Cazzullo: “Su Sal Da Vinci giudizio basato su pregiudizi”

Di La Sintesi Online
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() – “Un giudizio fondato su un pregiudizio, sull’assenza di conoscenza della città di ”. Così all’Adnkronos l’ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, commenta la polemica innescata dal vicedirettore del , , a proposito del successo a della canzone “” cantata da , da lui ritenuta “adatta a un matrimonio della camorra”.  

“Valutare in modo così negativo, inaccettabile, una canzone, come quella dei ‘matrimoni della camorra’ mi pare davvero fuori luogo”, continua l’ex sindaco. “Dico basta a questa canea che ogni volta viene lanciata contro Napoli e i napoletani anche a Sanremo. E’ capitato con Geolier, ora con Sal Da Vinci che ha vinto il Festival. Vorrei che una volta per tutte si interpretasse in maniera autentica una frase del capolavoro ‘Napul è’ di Pino Daniele, ossia il passaggio ‘Napule è tutto nu suonno/E a’ sape tutto o’ munno/ Ma nun sanno a’ verità’, cioè questo fatto di pretendere di giudicare una città-mondo, senza , che è stata capitale, che ha un sentimento popolare fatto di sensibilità diverse con un giudizio così ‘tranchant’ non mi pare giusto. La canzone di Sal da Vinci ha ricevuto un’ovazione a Sanremo e parliamo di un cantante che si è costruito una artistica, che è passato dalla gavetta, che è passato dalla canzone, al teatro”. 

Poi De Magistris aggiunge: “Se si conosce bene Napoli, vivendola per strada, si capisce che il napoletano si identifica nella parte popolare della canzone di Sal Da Vinci, ne vede passione e contraddizioni, pregi e limiti. Nessun napoletano cerca un’immagine patinata di Napoli, che è un teatro vero, in cui ‘è il Sal Da Vinci del musical ‘Scugnizzi’, come quello di Sanremo”.  

“Gli artisti napoletani sono diversi, poliedrici, è legittimo Sal Da Vinci così come Pino Daniele, come i fratelli Bennato, Avitabile, gli artisti di strada. Napoli, piaccia o meno, ha forza, passione, energia, ha una marcia in più nel talento, mette assieme tutto, borghesia, aristocrazia, popolo, centro e periferia, è unica e indivisibile. Come un presepe senza pastori”, conclude De Magistris.  

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