«Io non ho finito con la politica, sono sfinito dalla politica». Il messaggio affidato ai social da Beppe Grillo fotografa una fase di transizione e risentimento, ma nasconde una strategia di rivalsa ben definita. Nonostante le indiscrezioni su nuovi progetti rivolti ai giovani emersi nell’intervista al Pulp Podcast, il vero obiettivo del fondatore per i prossimi mesi si gioca sul terreno giudiziario: riappropriarsi del nome e dello storico simbolo del Movimento 5 Stelle.
La data chiave: 12 gennaio 2027
L’offensiva legale, avviata formalmente il 3 aprile scorso, ha un primo punto fermo nel calendario: il 12 gennaio 2027. In quella data si terrà la prima udienza presso la terza sezione civile del Tribunale di Roma, davanti al giudice Stefano Iannaccone. L’ex garante sarà rappresentato dai legali Matteo Gozzi e Giulio Enea Vigevani, mentre la difesa del presidente Giuseppe Conte è stata affidata agli avvocati Francesco Astone e Francesco Cardarelli.
La scelta del fondatore di optare per la via del rito ordinario, senza presentare una contestuale istanza di sospensiva cautelare, risponde alla volontà di costruire una posizione giuridica solida. Al centro del ricorso c‘è lo statuto originario del 2017 depositato da Grillo, la cui formulazione (all’articolo 1, comma b) riconosceva la proprietà del logo all’associazione M5S di Genova, tuttora riconducibile al co-fondatore.
Lo snodo dei tempi e l’incognita delle urne
Nella sede del Movimento a Campo Marzio si ostenta serenità sul fatto che i tempi di un giudizio ordinario difficilmente porteranno a una sentenza definitiva prima delle prossime elezioni politiche. Tuttavia, come sottolineato da esperti di contenziosi legali interni al Movimento come l’avvocato Lorenzo Borré, il giudice potrebbe ritenere la causa prevalentemente documentale, optando per un mutamento del rito capaci di velocizzare i tempi della decisione. Per Grillo la scommessa è chiara: disarmare Conte della matrice identitaria del Movimento prima che scatti l’ora del voto.





