Un autunno ad altissima tensione attende il Partito Democratico. Tra la direzione convocata per venerdì 2 ottobre al Nazareno e l’Assemblea Nazionale prevista tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, la segretaria Elly Schlein si appresta ad affrontare uno dei passaggi più delicati del suo mandato. Sul tavolo c’è la proroga della sua leadership oltre la scadenza naturale di marzo 2027 — per evitare una fase di rottura in piena campagna elettorale — ma soprattutto una serie di nodi politici mai sciolti che rischiano di far saltare l’unità interna.
La blindatura di Schlein e le regole interne
A tenere banco è l’ipotesi di introdurre la cosiddetta norma “Anti Gori”, pensata per bloccare sul nascere eventuali candidature alternative all’interno del partito e blindare la corsa alle primarie. Una mossa che fa muovere la minoranza interna: l’ala riformista si ritroverà sabato a Prato per fare il punto, mentre crescono i malumori sulla linea politica imposta dal Nazareno.
A infiammare la spaccatura è la posizione del Pd sul ddl antisemitismo proposto dal centrodestra. La segreteria si appresta a votare “no” alla Camera, scatenando l’aperta contestazione dei moderati. Dure le parole dell’ex ministro Graziano Delrio in un’intervista al Corriere della Sera: «Sono molto amareggiato e rattristato. Un argomento così importante come l’antisemitismo meritava una convergenza delle forze politiche come richiesto da Liliana Segre, e questo specialmente in un Paese che ha conosciuto le leggi razziali del fascismo». Delrio ha anche puntato il dito contro la «radicalizzazione del centrosinistra sui temi della politica estera» definendola «un problema per il Paese».
L’incognita campo largo e il pressing di Conte
Oltre alle crepe interne, Schlein deve fare i conti con le divergenze strategiche con gli alleati, a partire dall’Ucraina e dalla politica estera, storicamente divisiva tra dem e 5 Stelle. Il leader del M5s, Giuseppe Conte, approfitta dello stallo del Pd per mettere pressione alla segretaria: «Il tavolo sul programma? “Noi siamo pronti, aspettiamo gli alleati… Non possiamo certo riunirci da soli…”», ha commentato a palla fermata con i cronisti alla Camera. La direzione del 2 ottobre si preannuncia così come un vero banco di prova tra spinte unitarie e veleni mai assorbiti.





