Il tema della redistribuzione della ricchezza torna al centro del dibattito nazionale, alimentato da nuove analisi e proposte legislative. La Commissione europea ha richiamato l’attenzione sull’Italia, sottolineando come il carico fiscale sul lavoro resti più elevato rispetto alla media dell’Unione. Secondo Bruxelles, spostare parte della pressione fiscale su patrimoni e successioni favorirebbe una maggiore equità e una crescita economica più stabile. Questo orientamento si inserisce in un contesto politico diviso: da un lato le forze conservatrici, tradizionalmente contrarie a nuove imposte sui capitali, dall’altro l’area progressista, sempre più favorevole a interventi strutturali anche a livello europeo per ridurre le disuguaglianze.
I dati sulla ricchezza e la proposta di legge
A rafforzare la necessità di un intervento contribuiscono i dati della Banca d’Italia, che evidenziano una forte concentrazione della ricchezza: il 10% delle famiglie più benestanti possiede il 60,6% della ricchezza netta, mentre il 50% più povero si ferma al 7,2%. In questo scenario si inserisce l’iniziativa del comitato 1% Equo, composto da oltre trenta economisti e accademici, che ha depositato in Cassazione una proposta di legge. Il testo prevede una tassazione progressiva sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro, con l’obiettivo di raccogliere almeno 50mila firme entro il 15 novembre per avviare l’iter parlamentare.
Il meccanismo prevede scaglioni precisi, escludendo la prima casa: aliquota dell’1% tra 2 e 5 milioni di euro, 1,7% tra 5 e 8 milioni, 2,1% tra 8 e 20 milioni e 3,5% oltre i 20 milioni. La misura interesserebbe una platea limitata, stimata tra 200mila e 500mila contribuenti.
Impatto economico e destinazione delle risorse
Le stime indicano un gettito potenziale compreso tra i 26 e i 60 miliardi di euro annui. A questo si aggiungerebbe una revisione delle imposte di successione, con aliquota all’8% fino a 500mila euro e al 15% oltre il milione. Resterebbe la franchigia di un milione per eredi in linea retta, mentre verrebbero eliminate le agevolazioni sui passaggi generazionali d’impresa. Questa seconda misura garantirebbe ulteriori entrate tra 5,5 e 8 miliardi l’anno.
Secondo i promotori, le risorse raccolte sarebbero destinate al rafforzamento del welfare e alla riduzione della pressione fiscale sui redditi medi. In particolare, i fondi andrebbero a sostenere sanità pubblica, istruzione, politiche abitative, tutela ambientale e sicurezza sul lavoro, oltre a finanziare un taglio delle aliquote Irpef sul lavoro dipendente. La raccolta firme è già attiva, sia tramite banchetti sul territorio sia attraverso una piattaforma digitale, con l’obiettivo di aprire un confronto concreto sulle disuguaglianze sociali e sul futuro economico del Paese.
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