La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto al Pilastro di Bologna durante un intervento di polizia, diventa un caso anche in Rai. Nell’edizione serale della Tgr Emilia-Romagna il servizio preparato dalla redazione non è andato in onda. A denunciarlo sono il Comitato di redazione Tgr Emilia-Romagna, il Coordinamento Cdr Tgr Usigrai, l’Associazione Stampa Emilia-Romagna e la Fnsi, che contestano duramente la decisione della direzione della testata e la spiegazione che ne è stata data.
La denuncia del sindacato
«Nell’edizione serale della Tgr Emilia-Romagna il servizio dedicato ad Abderrahim Fakir, l’uomo morto al quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento di Polizia, non è stato trasmesso per decisione del direttore della testata», scrivono gli organismi sindacali in una nota congiunta.
Il servizio era stato realizzato da un giornalista esperto della redazione di Bologna. Nel montaggio, spiegano Cdr, Usigrai, Assostampa e Fnsi, comparivano «le immagini e la voce dell’uomo immobilizzato e colpito dagli agenti mentre chiedeva ripetutamente aiuto», immagini che già circolavano online e che erano state riprese dai principali canali televisivi e siti d’informazione.
Le modifiche chieste dalla direzione
Secondo la ricostruzione del sindacato, il servizio era stato inviato in visione al responsabile di turno. Da lì sarebbe arrivata, «su indicazione della direzione», la richiesta di eliminare una parte del video in cui si vedeva Fakir ormai senza vita e soprattutto di cancellare l’espressione «intervento violento» con riferimento alla manovra di contenimento delle forze dell’ordine.
Una modifica che il giornalista non ha condiviso: per questo, spiegano ancora le rappresentanze sindacali, a quel punto ha chiarito di voler ritirare la firma, come previsto dal contratto.
Il servizio sparito
La nota ricostruisce anche i tempi della mancata messa in onda: «Il servizio è stato inviato alle 19.13, quindi 24 minuti prima della messa in onda del tg la cui sigla parte alle 19.37». Durante il telegiornale, però, il pezzo sarebbe stato spostato sempre più avanti. Alla fine, a telegiornale già iniziato da 12 minuti, alla conduttrice è stata consegnata una breve notizia da leggere, accompagnata solo da una parte del video.
Per Cdr, Usigrai, Assostampa e Fnsi, il direttore avrebbe potuto chiedere tagli al servizio e togliere contestualmente la firma del collega: «I tempi tecnici e il contratto lo consentivano». La scelta di non mandarlo in onda, scrivono, «è un autogol».
«Squalificata la credibilità del servizio pubblico»
«La scelta della direzione squalifica la credibilità e l’autorevolezza della Tgr e del Servizio Pubblico», attacca il sindacato. «Le immagini e le voci raccolte dal giornalista e dalla troupe regionale sono state poi utilizzate dal Tg1 per un proprio servizio, ma non è stato possibile mostrarle ai telespettatori dell’Emilia-Romagna». Anche sul sito del Tgr, aggiunge la nota, gli spezzoni del video non sarebbero apparsi fino a oltre le 22.30, quando al posto del servizio del collega è stato pubblicato un redazionale.
Le spiegazioni contestate
Dopo le richieste di chiarimento, il direttore avrebbe motivato la scelta sostenendo che il giornalista non avesse fatto verificare il testo e che il servizio non riportasse la posizione della Questura di Bologna. Una spiegazione respinta dal sindacato: «Il testo è stato inviato al responsabile di turno alle 19.05», precisano, mentre la nota della Polizia è arrivata alle 19.22, troppo tardi per essere inserita nel servizio montato, e comunque avrebbe potuto essere letta dalla conduttrice dopo il pezzo.
Al giornalista sarebbero stati contestati anche i passaggi sull’asma della vittima, sulle ecchimosi, sul sanguinamento e sul trascinamento del corpo: elementi che, scrivono le rappresentanze, il collega «ha visto con i suoi occhi sul campo e riferito nel servizio».
Avs: «La Rai di Meloni ha superato ogni limite»
Sul caso è intervenuto anche Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs e presidente del gruppo Misto al Senato: «La Rai di Meloni ha ormai superato ogni limite». Per De Cristofaro, la mancata messa in onda è «una cosa grave», perché le immagini erano già diffuse sul web e pubblicate dalle principali testate nazionali. «La Rai appartiene ai cittadini e ha il dovere di informarli, soprattutto quando si tratta di eventi tragici come quello di ieri», ha affermato. Il senatore ha infine espresso solidarietà «al giornalista, alla redazione e agli organismi sindacali che stanno difendendo la libertà e l’autonomia dell’informazione».
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