Il processo per i presunti abusi edilizi e lottizzazione abusiva in riferimento alla costruzione del grattacielo Torre Milano di via Stresa si è concluso con l’assoluzione di tutti gli otto imputati. Quella odierna è la prima sentenza di uno dei processi istruiti negli ultimi tre anni dalla Procura con al centro il tema dell’urbanistica cittadina. Un caso che ha paralizzato la città lombarda, con decine di cantieri congelati in attesa delle sentenze del Tribunale.
La Procura aveva chiesto otto condanne in quanto, secondo l’accusa, per costruire quell’edificio di 80 metri, 24 piani e un costo di 45 milioni di euro sarebbe stata usata una “Scia con atto d’obbligo”, ossia un’autocertificazione invece che un piano attuativo con convenzione urbanistica, che avrebbe preso in considerazione gli annessi servizi da garantire nell’area. In sostanza la costruzione sarebbe stata fatta passare come una ristrutturazione.
Gli imputati assolti perché il reato non sussiste
Un’ipotesi che non ha convinto il giudice del Tribunale di Milano, secondo cui gli imputati avrebbero seguito le regole e agito in buona fede. In una nota, il presidente del Tribunale ha ricordato come negli ultimi anni le pronunce della Corte Costituzionale abbiano offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione di un edificio. Inoltre, la prassi consolidata del Comune di Milano avrebbe consentito l’intervento sulla Torre Milano “con il titolo effettivamente rilasciato a OPM srl”.
Sono stati assolti i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, l’architetto Gianni Maria Ermanno Beretta, l’ex direttore dello «Sportello unico edilizia» e membro «Commissione per il paesaggio» del Comune di Milano, Giovanni Oggioni, l’ex responsabile della «Direzione urbanistica» di Palazzo Marino, Franco Zinna, e tre dipendenti comunali occupatisi della pratica. La Procura aveva chiesto per tutti la condanna fino a 2 anni e 4 mesi e la conseguente confisca della Torre.
Il sindaco Sala: “Amareggiato per la violenza verbale dei pm”
Sul caso è intervenuto anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, che si è detto soddisfatto della sentenza e al contempo “amareggiato per la violenza verbale usata dai pm per sostenere le accuse”. Il primo cittadino ha ricordato le conseguenze che questo tipo di indagini, quando rese pubbliche, portano con sé per lavoratori e politici: “Una parte, e sottolineo una parte, della Procura ha dato un’impostazione politica al suo lavoro e questo credo che non vada bene”. E ha poi aggiunto: “A questo punto sono anche un po’ curioso di capire come il procuratore capo di Milano Marcello Viola, che stimo, vede la situazione e che giudizio dà dell’operato del suo team”.
Sala ha poi rivolto un appello al Parlamento, chiedendo di lasciar cadere nel vuoto il decreto Salva Milano e di lasciare che il Comune si occupi della questione legata alla crisi dell’urbanistica. Intanto, la Regione Lombardia ha annunciato l’apertura di un tavolo sull’urbanistica del capoluogo il prossimo 1 luglio. L’obiettivo è continuare a garantire lo sviluppo della città e dare risposte ai cittadini che ancora aspettano una casa.
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