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domenica 26 Aprile, 2026
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Tra i Maga cresce l’ombra del complotto su Trump: “L’attentato in Pennsylvania era una messinscena”

Dalle critiche di Marjorie Taylor Greene alle falle della sicurezza: la base repubblicana si spacca e chiede al Presidente verità sulla sparatoria di Butler

Da Alessio Matta
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A distanza di oltre due anni dall’attacco che scosse la campagna elettorale americana, il caso torna al centro del dibattito politico. Non per nuovi elementi giudiziari, ma per le divisioni nate dentro lo stesso universo trumpiano. Una parte dei sostenitori, un tempo compatta, ora mette in discussione la versione ufficiale di quel giorno.

L’ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene, figura simbolo del movimento Maga, ha rotto il silenzio e ha chiesto spiegazioni al presidente. La domanda riguarda l’attentato durante il comizio di Butler, in Pennsylvania, episodio che segnò la corsa elettorale del 2024. In quell’occasione Donald Trump riportò una ferita al lobo dell’orecchio, mentre un sostenitore perse la vita. L’attentatore, Thomas Matthew Crooks, ventenne, fu colpito dai cecchini del Secret Service dopo aver sparato dal tetto di un edificio a circa trecento metri dal palco.

Per molti analisti quell’evento rappresentò la svolta politica della campagna. Le immagini del tycoon con il pugno alzato e il grido «fight fight fight» divennero il simbolo della sua resistenza e rafforzarono la percezione di un leader capace di reagire sotto pressione. Uno scatto con la bandiera americana sullo sfondo fece il giro del mondo e consolidò la sua immagine pubblica.

Fin dai primi giorni, però, non sono mancati dubbi. Alcuni osservatori hanno sottolineato la scarsità di informazioni sulla ferita, sparita dopo pochi giorni senza segni evidenti. Altri hanno criticato la gestione della sicurezza: segnalazioni ignorate, interventi tardivi e nessuna sanzione per le falle operative. Anzi, il capo della scorta è stato promosso, scelta che ha alimentato nuove polemiche.

Ora il clima politico è cambiato. La delusione di una parte della base, legata alla guerra con l’Iran e allo scandalo Epstein, ha riacceso sospetti e teorie alternative. Greene ha scritto sui social che il presidente dovrebbe chiarire ogni dettaglio. Una richiesta che suona come una sfida: parlare significa dare peso al sospetto, restare in silenzio rischia di far crescere l’ombra del complotto. In vista delle elezioni di novembre, la vicenda può trasformarsi in un problema serio per una leadership già sotto pressione.

Leggi anche: America sequestra nave iraniana. Teheran: “Ci vendicheremo”

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