Le vacanze estive potrebbero costare di più e offrire meno scelta. La crisi nel Golfo sta mettendo sotto pressione il trasporto aereo europeo e le prime conseguenze iniziano a farsi vedere. Prezzi in salita e voli ridotti non sono più uno scenario lontano.
Dopo l’annuncio della compagnia spagnola Volotea, che ha già tagliato una piccola quota dei collegamenti, ora anche Ryanair e Lufthansa lanciano l’allarme. Il nodo è sempre lo stesso: il carburante per aerei rischia di scarseggiare se il conflitto non si fermerà entro poche settimane. L’ultimo carico di cherosene diretto in Europa arriverà il 9 aprile al porto di Rotterdam. Da quel momento le scorte inizieranno a scendere. Secondo le stime delle compagnie, tra fine aprile e inizio maggio l’Europa potrebbe trovarsi con metà del carburante disponibile rispetto ai livelli normali. Le riserve strategiche possono allungare i tempi di qualche settimana, ma non risolvono il problema.
I numeri
I numeri confermano la tensione. L’import di carburante per aerei è crollato del 40% in pochi giorni, toccando il livello più basso dal 2022, quando la guerra in Ucraina aveva bloccato il traffico energetico. Il timore delle compagnie è chiaro. Se in estate venisse a mancare anche solo il 10 o il 20% delle forniture, alcuni voli potrebbero essere cancellati o ridotti. Lufthansa sta già studiando un piano di emergenza che prevede la possibile messa a terra di 20 o 40 aerei nel pieno della stagione turistica.
Il primo effetto, però, sarà sui prezzi. Ryanair stima un aumento delle tariffe di oltre il 3% nei mesi estivi. Il costo del petrolio è salito fino a 106 dollari al barile, molto sopra i valori su cui le compagnie avevano costruito i loro bilanci. Il messaggio è semplice: se la guerra continua, volare diventerà più caro e meno facile. E l’estate, per milioni di passeggeri europei, rischia di iniziare con qualche sorpresa amara.
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