venerdì 26 Giugno 2026
Meloni, Tajani e Salvini. ANSA_Angelo Carconi

4 luglio, chi andrà e chi no alle celebrazioni per l’Indipendenza americana

Il 2 luglio, due giorni prima del duecentocinquantesimo anniversario dell'Indipendenza americana, si terrà un ricevimento nell'ambasciata Usa. Pesano i recenti attacchi di Trump all'Italia e alla presidente del Consiglio. Conte: «Valuterò se andare»

Da Giustino Marai
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Il governo Meloni prova a chiudere il caso diplomatico con gli Stati Uniti, almeno sul piano formale. Dopo giorni di dubbi sulla partecipazione agli eventi per l’, la premier ha invitato i ministri a non disertare il ricevimento del 2 luglio a Villa Taverna, sede dell’ambasciata americana a Roma.
La linea è chiara: rispondere alle frasi di Donald Trump, ma senza trasformare lo scontro personale in una crisi con Washington, che il governo non crede di potersi permettere.

Meloni invita i ministri ad andare

Durante il Consiglio dei ministri, Meloni ha fatto riferimento allo scontro a distanza con Trump e ha sottolineato, secondo quanto riferiscono fonti di governo, che la vicenda non deve avere ricadute sui rapporti tra Italia e Stati Uniti.
Per questo la presidente del Consiglio avrebbe invitato i ministri a partecipare al ricevimento per l’Independence Day. Una scelta motivata anche dal rapporto con l’ambasciatore americano Jack Fertitta, definito da fonti dell’esecutivo «sempre estremamente disponibile e professionale» nei confronti del governo italiano.

Tajani: «Andrò a testa alta»

Il primo a chiarire la propria posizione è stato Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri ha confermato che sarà a Villa Taverna: «Andrò, a testa alta, a festeggiare i 250 anni dall’Indipendenza di un grande Paese e democratico».
Tajani ha difeso Meloni, ma ha anche insistito sulla necessità di non rompere il rapporto storico con Washington. «La premier Meloni ha difeso l’Italia e ha fatto bene. Io, da ministro degli Esteri, farò capire agli americani che l’Italia va rispettata e ogni equivoco superato», ha detto al Corriere della Sera. E ha concluso: «L’Italia è amica del americano. Lo era con Reagan, Bush e figlio, Clinton, Obama e Biden. Lo è ancora».

in forse, verso il sì

Più prudente Matteo Salvini, che non ha ancora sciolto la riserva sulla propria presenza. «Quello che farò settimana prossima lo deciderò nei prossimi giorni», ha detto il leader della Lega, rispondendo a chi gli chiedeva se andrà al ricevimento del 2 luglio. Il vicepremier ha però ribadito la necessità di mantenere «straordinari» i rapporti tra Italia e Stati Uniti: «A prescindere dalle polemiche di queste ore, avere buoni rapporti fra Italia e Stati Uniti è assolutamente indispensabile».
Anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio sembra orientato a partecipare: «Tendenzialmente sì, anche se devo ancora vedere l’invito», ha risposto ai cronisti in Transatlantico.

: «Valuterò»

È invece «in forte dubbio» la partecipazione del presidente del Movimento 5 Stelle : «Valuterò. Sicuramente c’è un problema oggettivo: non possiamo permettere che gli Stati Uniti ai massimi livelli possano trattare in questo modo i nostri vertici istituzionali», ha detto riferendosi ai ripetuti attacchi di Donald Trump a Giorgia Meloni.
Ma, aggiunge Conte, «in tutta questa vicenda, non dobbiamo perdere di vista che respingere con fermezza uscite inaccettabili non significa però buttare a mare i rapporti con gli Stati Uniti o contribuire a creare una frattura che ovviamente non è sostenibile».

Renzi va, quasi certamente no

Tra i leader del Campo largo, all’ di Villa Taverna del 2 luglio sicuramente non mancherà il presidente di Italia Viva Matteo Renzi, che ha già confermato la propria presenza.
Nessuna dichiarazione ufficiale a riguardo da parte della segretaria dem Elly Schlein, che però aveva già saltato l’appuntamento del 2025 ed è improbabile che partecipi quest’anno. Come Fratoianni e Bonelli, anche Riccardo Magi di +Europa sarebbe orientato verso il no.
Fuori dalla coalizione di centrosinistra, Carlo Calenda e Roberto Vannacci hanno già confermato che non andranno.

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