Il 26enne di origini tunisine, arrestato nella notte dai carabinieri, ha confessato. È lui il responsabile della morte del giornalista Luigi Esposito, il cui corpo è stato rinvenuto nella campagna di Eboli, tra sabato 18 e domenica 19 luglio, completamente carbonizzato. Il giovane è stato identificato e fermato dallo Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia dopo due giorni di ricerche. Era nascosto in un casolare abbandonato.
Nell’edificio sono stati ritrovati anche il cellulare di Esposito e la sua carta di pagamento elettronica. La Procura di Salerno è riuscita a risalire all’autore grazie a un’impronta digitale lasciata sull’auto della vittima. Le telecamere di videosorveglianza di un’azienda agricola, inoltre, avevano ripreso il passaggio dell’auto del giornalista, permettendo così alle forze dell’ordine di confermare che sulla vettura viaggiavano due persone: Esposito e il cittadino tunisino. Di quest’ultimo, quindi, è stato estrapolato un frame.
Una volta identificato dai carabinieri, il 26enne ha cercato di fuggire, tentando di blindarsi nel casolare. Il movente è ancora da chiarire. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, sembra che i due si conoscessero da tempo. Una volta giunti a Contrada Bivio Cioffi, però, hanno litigato. A quel punto il giovane, irregolare sul territorio italiano, ha aggredito Esposito. Sul corpo, infatti, sono state rinvenute diverse fratture. Gli ha quindi dato fuoco con una coperta, plastica e sterpaglie. Quando le fiamme sono divampate, il giornalista era ancora vivo.
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