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sabato 18 Aprile, 2026
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European Parliament session in Strasbourg

L’Ue si mobilita dopo la morte di Khamenei

Bruxelles rassicura i partner europei e pensa al post Khamenei. Rinforzati confini nato

Da Alessandro Marotta
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La morte di Khamenei e i raid americano-israeliani hanno costretto l’Ue a una riunione straordinaria. I 27 ministri degli Esteri si sono collegati in videoconferenza con Kaja Kallas e hanno trovato una posizione comune: gli attacchi iraniani contro i partner del Golfo “devono cessare”.  Le minacce allo Stretto di Hormuz sono “sconsiderate”, i proxy di Teheran devono restare fuori dal conflitto.  Non una dichiarazione di guerra ma un avvertimento, il primo formulato con questa nettezza.

I movimenti militari

I fatti concreti pesano più delle dichiarazioni. Parigi ha inviato nel Mediterraneo Orientale la portaerei Charles De Gaulle con il suo gruppo aeronavale. Due navi francesi si aggiungeranno alla missione navale europea Aspides nel Mar Rosso, portando il totale delle unità coinvolte a cinque. La Nato ha annunciato che il suo comandante in Europa, il generale americano Alexus Grynkewich, sta “riadattando il posizionamento delle forze” contro potenziali minacce iraniane, inclusi missili balistici e droni.

Il tabù caduto

La novità politica più rilevante non è solamente militare. Kallas ha scritto su X che la morte del leader supremo “apre una strada verso un Iran diverso.” Von der Leyen ha chiesto “una transizione urgente e credibile”, aggiungendo che questa deve includere la fine dei programmi nucleari e missilistici iraniani e la cessazione delle “azioni destabilizzanti per aria, terra e mare.” Ha l’ambizione di suonare come la presa d’atto che il regime iraniano, nella sua forma attuale, è considerato incompatibile con la stabilità regionale.

Von der Leyen ha chiamato uno ad uno i leader di Emirati, Arabia Saudita, Giordania, Bahrein, Oman, Kuwait, Qatar e Turchia. Una maratona diplomatica che serve a rassicurare i partner del Golfo e costruire una cornice multilaterale prima che la situazione peggiori ulteriormente.

parlamento ue

ph: ANSA

L’allarme interno

Sul fronte europeo cresce un allarme diverso. Marc Henrichmann, capo del comitato parlamentare tedesco di controllo dei servizi segreti, ha avvertito che “non si può escludere il pericolo di rappresaglie da parte di cellule dormienti iraniane” sul continente. Il regime iraniano, ha spiegato, “ha ripetutamente dimostrato di esercitare il terrore oltre i propri confini.” Non è retorica: è una valutazione operativa dei servizi. Significa che le intelligence europee stanno monitorando presenze iraniane attive in Europa.

L’Italia e il falso allarme su Cipro

Tajani ha portato al tavolo tre priorità: de-escalation, sicurezza dei cittadini italiani e gestione delle conseguenze economiche. L’Italia ha un interesse diretto nella missione Aspides e nella tenuta dello Stretto di Hormuz, via cruciale per le forniture energetiche. Rientrato invece l’allarme su presunti missili iraniani diretti a Cipro, che resta lo Stato europeo geograficamente più esposto. La notizia, diffusa dal segretario alla Difesa britannico John Healey, è stata smentita dal governo cipriota e dallo stesso premier Starmer.

Cosa succede adesso

I Pasdaran hanno promesso vendetta. L’Iran ha già lanciato una nuova ondata di attacchi nel Golfo. L’Europa ha risposto con portaerei, riposizionamenti e dichiarazioni sul post-Khamenei. Il nodo reale è quanto Teheran sia disposta a spingere in una fase di transizione interna che la indebolisce strutturalmente. E quanto l’Europa sia pronta a fare se la risposta iraniana continua a colpire il continente. Per ora la soglia è abbastanza alta da mandare la De Gaulle ma resta pur sempre un confine che potrebbe spostarsi in fretta.

A cura di Alessandro Marotta
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