L’attacco era dato per imminente. Nel fine settimana era attesa una nuova massiccia ondata di raid statunitensi contro obiettivi iraniani, preparata dopo l’escalation delle ultime settimane. Poi, a sorpresa, Donald Trump cambia il quadro e annuncia di aver deciso di fermare l’operazione. La scelta arriva con un messaggio pubblicato su Truth, nel quale il presidente americano spiega di aver «acconsentito, per il bene futuro del mondo e, allo stesso modo, per la sopravvivenza di un’Iran prospero e di successo, a annullare l’attacco», pur ricordando che «gli Stati Uniti» erano «pronti all’azione». Lo stop, però, ha una condizione: «A condizione che si riesca a raggiungere rapidamente un accordo».
La telefonata di Mohammed bin Salman
La svolta arriva dopo un intenso lavoro diplomatico. Poco prima dell’annuncio di Trump, Axios rivela una telefonata tra il presidente americano e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Secondo il sito americano, il leader saudita avrebbe espresso «preoccupazione» per i piani statunitensi di colpire le infrastrutture energetiche iraniane, chiedendo «chiarimenti sul piano d’azione» ed esortando Washington a ridurre la tensione. Il timore di Riad è che un attacco possa innescare una reazione a catena in tutta la regione. L’Iran aveva infatti già minacciato rappresaglie contro impianti energetici e infrastrutture in Israele e nei Paesi del Golfo, dopo il raid missilistico contro una base americana in Giordania e le continue tensioni nello Stretto di Hormuz.
La pressione dei Paesi della regione
La diplomazia regionale si muove su più tavoli. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva avvertito il capo dell’esercito pakistano Asim Munir e il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan contro qualsiasi «azione avventuristica da parte dell’esercito statunitense». Parallelamente, secondo Axios, anche Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Pakistan hanno intensificato i contatti con Washington e Teheran per evitare un’escalation militare. Sabato i mediatori del Qatar hanno avuto colloqui separati con Araghchi, con l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e con funzionari omaniti. Al centro del confronto, la ricerca di un’intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale. Fonti citate dal sito americano parlano di progressi nei negoziati.
L’accordo sul tavolo
È allo stato di quei contatti che Trump fa riferimento nel suo annuncio. «L’Iran e altri Paesi del Medio Oriente ci hanno appena chiesto di sospendere qualsiasi attacco», scrive il presidente americano, spiegando che «sono stati concordati i termini generali di un accordo». Nella ricostruzione della Casa Bianca, l’intesa dovrebbe prevedere «l’apertura immediata, completa e totale dello Stretto di Hormuz e la fine della minaccia nucleare iraniana». Resta da capire se quei «termini generali» possano trasformarsi rapidamente in un’intesa formale. Per ora, la decisione di sospendere i raid congela un’escalation che sembrava ormai inevitabile e riporta il confronto sul terreno della diplomazia, mentre la regione resta in equilibrio precario tra deterrenza e negoziato.
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