L’unico terreno comune è la richiesta di un vertice urgente. Per il resto, le due lettere arrivate sul tavolo di Bruxelles raccontano due idee opposte di come affrontare la crisi esplosa a Ceuta. Da una parte Pedro Sánchez, dall’altra Giorgia Meloni insieme ad altri 21 capi di governo e di Stato dell’Unione europea. Entrambi chiedono una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno, convocata per martedì in videocollegamento. Ma le convergenze finiscono qui.
Il premier spagnolo insiste sulla necessità di riaffermare che la difesa delle frontiere esterne è una «responsabilità condivisa di tutti gli Stati membri, non solo di quelli sulla prima linea dell’Unione». E punta il dito contro la decisione italiana di sospendere Schengen nei confronti della Spagna, una scelta definita dal governo di Madrid «imperdonabile» e dettata da «ignoranza o interessi politici».
Il fronte dei 22
La controffensiva diplomatica parte da Roma. L’iniziativa, promossa da Meloni insieme alla premier danese Mette Frederiksen, prende forma venerdì e nel giro di poche ore raccoglie l’adesione di altri venti Paesi. Tra gli ultimi ad aggiungersi c‘è anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il risultato è un fronte che supera il tradizionale gruppo dei Paesi più rigorosi sul dossier migratorio.
Nella lettera i 22 chiedono «una risposta europea coordinata, rapida ed efficace» e invitano la Commissione a valutare tutti gli strumenti disponibili, compreso il rafforzamento o, se necessario, il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne.
Il documento richiama anche le scelte nazionali che «possono costituire fattori di attrazione» per l’immigrazione irregolare, con un riferimento alla regolarizzazione di massa decisa dal governo Sánchez. Allo stesso tempo viene riconosciuto l’impegno della Spagna e del Marocco «per garantire il rapido rimpatrio» dei migranti, assicurando il sostegno dell’Unione attraverso Frontex e gli altri strumenti europei.
Meloni rivendica la linea italiana
Per la presidente del Consiglio il dato politico è soprattutto il numero delle firme raccolte. «Si tratta di un segnale importante», scrive Meloni sui social, perché «la linea che l’Italia sostiene da tempo è oggi condivisa da un numero sempre maggiore di nazioni europee». La maggioranza fa quadrato. Antonio Tajani rilancia un video del 1997 con Silvio Berlusconi durante l’emergenza degli sbarchi dall’Albania e ribadisce che serve un’immigrazione «regolare e pienamente integrata», mentre «la sinistra ideologica dà l’illusione che ci sia posto per tutti». Per il centrodestra, la crisi di Ceuta certifica «il fallimento totale delle politiche dell’accoglienza indiscriminata» ed è «il risultato del buonismo irresponsabile del premier socialista Sánchez».
Lo scontro politico
Le opposizioni leggono invece la mossa del governo come un’operazione tutta interna, utile a contendere consensi alla destra di Roberto Vannacci più che a gestire l’emergenza. Sul fronte ecclesiale, il presidente della Cei, il cardinale Matteo Maria Zuppi, invita ad abbassare i toni e richiama l’Europa a una responsabilità condivisa. L’immigrazione, osserva, va affrontata con «tanta solidarietà fra tutti» perché «se qualcuno rimane con il cerino in mano, ci bruciamo tutti e questo è sempre vero».
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