giovedì 13 Agosto 2026
Matteo Salvini e il governatore della Lombardia Attilio Fontana. ANSA / PAOLO SALMOIRAGO

Tregua armata tra Salvini e i nordisti: la resa dei conti della Lega slitta a settembre

Il vertice della Lega lombarda si chiude senza strappi, ma la fronda interna non arretra. Romeo resta al suo posto, i governatori prendono tempo e il malumore verso il segretario resta intatto

Di Redazione
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Per ora Matteo Salvini può tirare un sospiro di sollievo. La riunione del della Lega lombarda, che alla vigilia sembrava poter trasformarsi in uno scontro aperto, non ha prodotto né epurazioni né rotture. Ma sarebbe un errore leggere il risultato come una fatta. La tensione dentro il partito resta alta. L’ala più legata al Nord chiede da tempo un cambio di rotta e guarda con crescente insofferenza alla di Salvini. Il segretario federale, consapevole del rischio, ha scelto di essere presente personalmente al vertice milanese, trasformandolo di fatto in un confronto diretto con i suoi oppositori interni. Al delle indiscrezioni c’era soprattutto Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega lombarda. Un’eventuale rimozione avrebbe rappresentato un segnale di guerra alla componente nordista. Non è successo.

Il partito che non c’è

Nel frattempo, però, qualcosa si muove. Nei giorni scorsi alcuni esponenti di primo piano del Nord hanno ragionato sulla possibilità di costruire un nuovo politico. L’idea di un vero e proprio partito è stata rapidamente ricondotta alla più innocua definizione di «associazione ». Un progetto che avrebbe tra i suoi riferimenti anche Roberto Vannacci e che, soprattutto, testimonia il livello di insofferenza raggiunto da una parte della classe dirigente leghista. A far discutere è stato anche uno statuto finito per errore in una chat sbagliata. Un incidente che ha alimentato i sospetti e acceso ulteriormente il dibattito sulla possibile nascita di una corrente organizzata.

La risposta di Salvini

Salvini, intanto, prova a sottrarre terreno suoi critici proprio sul loro campo: quello degli interessi del Nord. Il ministro rivendica gli destinati alle regioni settentrionali e indica nelle grandi opere, dalle linee ferroviarie all’autonomia differenziata, la prova che il governo non avrebbe tradito le ragioni del territorio. Una linea precisa: nessun ritorno al passato, nessuna concessione a chi vorrebbe trasformare il in una nuova leadership.

Tutto rinviato a settembre

La partita, però, non è chiusa. Anzi, potrebbe essere semplicemente stata rinviata. I governatori sembrano orientati a disertare il pre-raduno leghista organizzato prima di , evitando così di offrire una prova pubblica di unità proprio nel momento in cui le tensioni sono più forti. Settembre sarà quindi il mese decisivo. Salvini ha evitato lo strappo, ma non ha ricomposto la frattura. La Lega resta unita, almeno formalmente. Sotto la superficie, però, la sfida tra il segretario e il fronte del Nord continua.

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