Per ora Matteo Salvini può tirare un sospiro di sollievo. La riunione del direttivo della Lega lombarda, che alla vigilia sembrava poter trasformarsi in uno scontro aperto, non ha prodotto né epurazioni né rotture. Ma sarebbe un errore leggere il risultato come una pace fatta. La tensione dentro il partito resta alta. L’ala più legata al Nord chiede da tempo un cambio di rotta e guarda con crescente insofferenza alla leadership di Salvini. Il segretario federale, consapevole del rischio, ha scelto di essere presente personalmente al vertice milanese, trasformandolo di fatto in un confronto diretto con i suoi oppositori interni. Al centro delle indiscrezioni c’era soprattutto Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega lombarda. Un’eventuale rimozione avrebbe rappresentato un segnale di guerra alla componente nordista. Non è successo.
Il partito che non c’è
Nel frattempo, però, qualcosa si muove. Nei giorni scorsi alcuni esponenti di primo piano del Nord hanno ragionato sulla possibilità di costruire un nuovo spazio politico. L’idea di un vero e proprio partito è stata rapidamente ricondotta alla più innocua definizione di «associazione culturale». Un progetto che avrebbe tra i suoi riferimenti anche Roberto Vannacci e che, soprattutto, testimonia il livello di insofferenza raggiunto da una parte della classe dirigente leghista. A far discutere è stato anche uno statuto finito per errore in una chat sbagliata. Un incidente che ha alimentato i sospetti e acceso ulteriormente il dibattito sulla possibile nascita di una corrente organizzata.
La risposta di Salvini
Salvini, intanto, prova a sottrarre terreno ai suoi critici proprio sul loro campo: quello degli interessi del Nord. Il ministro rivendica gli investimenti destinati alle regioni settentrionali e indica nelle grandi opere, dalle linee ferroviarie all’autonomia differenziata, la prova che il governo non avrebbe tradito le ragioni del territorio. Una linea precisa: nessun ritorno al passato, nessuna concessione a chi vorrebbe trasformare il malcontento in una nuova leadership.
Tutto rinviato a settembre
La partita, però, non è chiusa. Anzi, potrebbe essere semplicemente stata rinviata. I governatori sembrano orientati a disertare il pre-raduno leghista organizzato prima di Pontida, evitando così di offrire una prova pubblica di unità proprio nel momento in cui le tensioni sono più forti. Settembre sarà quindi il mese decisivo. Salvini ha evitato lo strappo, ma non ha ricomposto la frattura. La Lega resta unita, almeno formalmente. Sotto la superficie, però, la sfida tra il segretario e il fronte del Nord continua.
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