mercoledì 19 Agosto 2026
Meloni e tutti i suoi 'no' alle donne

Ceuta, Roma non arretra: con Berlino si tratta sui migranti

La crisi nell’exclave spagnola non ha convinto Roma a revocare la sospensione di Schengen

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Il governo italiano non cambia posizione dopo la crisi migratoria che ha coinvolto Ceuta e continua a considerare la sicurezza delle frontiere una . Il temuto nuovo assalto durante il Ferragosto non ha raggiunto le dimensioni annunciate nei giorni , ma Roma non considera ancora conclusa l’emergenza. Per questo motivo l’esecutivo guidato da mantiene la sospensione temporanea dell’accordo di Schengen con la Spagna e continua a seguire con attenzione l’evoluzione della situazione nell’exclave spagnola.

La decisione italiana ha provocato una forte reazione da parte di Madrid, che a sua volta ha introdotto controlli sui viaggiatori provenienti dall’Italia. Il governo spagnolo ha contestato la scelta di Roma, mentre l’esecutivo italiano ha difeso la misura sostenendo la necessità di prevenire nuovi rischi legati ai flussi migratori e alla sicurezza. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiarito la posizione del governo, spiegando che Roma intende valutare la situazione prima di procedere con un eventuale ritorno alla normalità.

«La sicurezza dei confini e la prevenzione contro il terrorismo sono due priorità del governo», ha ribadito il ministro degli Esteri , indicando nella situazione di Ceuta uno degli elementi che ancora condizionano la scelta italiana. Dopo il passaggio di Ferragosto, il governo continua quindi a mantenere una linea prudente, nonostante l’assenza di un secondo assalto di massa all’exclave spagnola.

Il nodo dei “dublinanti” apre un nuovo fronte con Berlino

Se con la Spagna il confronto resta acceso, con la Germania il governo italiano prova invece a costruire un percorso diplomatico e tecnico per risolvere la questione dei cosiddetti “dublinanti”. Con questo termine si indicano i che hanno raggiunto un altro Stato europeo dopo essere entrati in un primo Paese dell’Unione, dove le regole europee possono individuare il Paese competente per l’esame della domanda di protezione.

La Germania ha annunciato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dei che, secondo Berlino, rientrano nelle procedure previste dal sistema di Dublino. Il governo tedesco considera quindi l’Italia il Paese competente in determinati casi, soprattutto quando i richiedenti asilo hanno effettuato il primo ingresso nel europeo attraverso il nostro Paese. Roma, però, contesta l’applicazione automatica della procedura per alcuni casi e vuole chiarire soprattutto la questione delle date e degli accordi raggiunti tra i due governi.

Il confronto riguarda anche l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che ha introdotto un nuovo quadro comune per la gestione delle domande di protezione internazionale e dei trasferimenti tra gli Stati membri. Secondo la posizione italiana, occorre distinguere i casi precedenti e quelli successivi all’entrata in vigore del nuovo sistema. Berlino, invece, sostiene che gli accordi bilaterali già raggiunti con Roma consentano di procedere con i trasferimenti previsti.

Piantedosi cerca una soluzione con Berlino

Il ministro Matteo Piantedosi ha cercato di abbassare i toni dello scontro con la Germania e ha escluso l’esistenza di un vero e proprio braccio di ferro tra Roma e Berlino. Il Viminale lavora infatti a un confronto diretto con le autorità tedesche per arrivare a una soluzione condivisa. Anche il ministero dell’Interno tedesco ha sottolineato la collaborazione tra i due Paesi sulle politiche migratorie, lasciando aperto uno spazio per il dialogo.

La questione resta comunque delicata perché Berlino ha già indicato alcuni casi concreti per i quali intende procedere con il trasferimento in Italia. Tra questi figura una giovane somala, mentre altre posizioni riguardano di diverse nazionalità. Roma vuole verificare ogni singolo caso e, soprattutto, stabilire se le norme applicabili consentano effettivamente il trasferimento oppure se gli accordi precedenti abbiano già chiuso alcune delle pratiche.

Un altro elemento della trattativa riguarda le navi delle organizzazioni non governative tedesche che operano nel Mediterraneo e che hanno portato migranti nei porti italiani. Il governo italiano chiede di tenere conto anche di questo fattore nel quadro complessivo della gestione dei flussi e della distribuzione delle responsabilità tra gli Stati europei. L’obiettivo di Roma consiste quindi nel costruire un equilibrio che tenga insieme le procedure sui richiedenti asilo, gli sbarchi e gli obblighi dei Paesi coinvolti.

Due strategie diverse per affrontare la stessa emergenza

La situazione evidenzia così due approcci differenti del governo italiano. Con la Spagna, Giorgia Meloni mantiene una posizione rigida sulla sicurezza delle frontiere e non intende modificare rapidamente la decisione sui controlli. Con la Germania, invece, l’esecutivo cerca una soluzione attraverso il confronto diretto, evitando che il dossier dei dublinanti si trasformi in una nuova crisi politica all’interno dell’Unione europea.

La crisi di Ceuta ha infatti riacceso un confronto più ampio sulla gestione dei confini europei e sulla distribuzione delle responsabilità tra gli Stati membri. L’Italia sostiene da tempo la necessità di rafforzare il controllo delle frontiere esterne dell’Unione e di evitare che i Paesi di primo ingresso debbano sostenere da soli il peso dei flussi migratori. La Germania, dal canto suo, intende applicare le procedure europee per riportare nei Paesi competenti le persone che hanno presentato domanda di asilo sul proprio territorio dopo un precedente ingresso in un altro Stato membro.

Il governo italiano dovrà quindi affrontare nelle prossime settimane due partite parallele. Da una parte resterà il confronto con Madrid sulla gestione della crisi di Ceuta e sulla sospensione dei controlli Schengen; dall’altra continuerà il dialogo con Berlino sui trasferimenti dei richiedenti asilo. La scelta di Roma appare netta: nessun passo indietro immediato sulla sicurezza dei confini con la Spagna, ma disponibilità a trattare con la Germania per trovare una soluzione sul dossier dei “dublinanti”.

Il caso dimostra inoltre quanto la gestione dell’immigrazione continui a rappresentare uno dei dossier più delicati per l’Unione europea. Le decisioni dei singoli governi producono infatti conseguenze immediate sugli altri Stati membri, soprattutto quando entrano in gioco le regole sulla libera circolazione e quelle che stabiliscono quale Paese debba occuparsi delle richieste di asilo. Per Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi e Antonio Tajani la sfida consiste ora nel mantenere la linea sulla sicurezza senza trasformare i contrasti con gli altri governi europei in una frattura più ampia.

Seguite La Sintesi sui nostri !

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata