Il femminicidio di Tania Terrin, 39 anni, riporta al centro dell’attenzione una storia di violenze e richieste di aiuto che, secondo il racconto della madre Mariella Forner, aveva accompagnato per lungo tempo la relazione con Dino Keber, 43 anni. La donna ha raccontato al Corriere del Veneto gli episodi che avrebbero caratterizzato il rapporto tra la figlia e l’ex compagno, ricostruendo una sequenza di aggressioni, minacce, gelosia e tentativi di controllo. Gli investigatori considerano l’ipotesi del femminicidio-suicidio: Tania è stata trovata senza vita nella sua abitazione di Camponogara, nel Veneziano, mentre poche ore dopo le forze dell’ordine hanno trovato Keber morto nella sua abitazione di Dolo.
La tragedia ha assunto contorni ancora più drammatici dopo le testimonianze sui precedenti episodi di violenza. Mariella Forner ha spiegato che la figlia e Keber avevano vissuto una relazione durata circa due anni, caratterizzata da continue separazioni e riconciliazioni. “Stavano insieme da due anni circa, era un rapporto turbolento. Si erano lasciati e ripresi molte volte”, ha raccontato la madre. Secondo la sua ricostruzione, Tania continuava a provare un forte legame affettivo nei confronti dell’uomo nonostante le difficoltà e gli episodi che avevano progressivamente trasformato la relazione in una situazione sempre più pericolosa.
Le aggressioni e il controllo nella relazione
Nel racconto della madre emerge innanzitutto una prima aggressione che avrebbe segnato un punto di svolta nel rapporto. Mariella Forner ha riferito che Dino Keber avrebbe colpito la figlia con un pugno, provocandole anche graffi e un problema a un timpano. Dopo quella fase, però, la relazione non si sarebbe conclusa definitivamente. Keber sarebbe tornato più volte nella vita della donna dopo periodi di distanza relativamente brevi. “Dino stava distante da lei un mese al massimo, poi tornava. Lei lo perdonava e riprendeva a tartassarla”, ha raccontato la madre, descrivendo una dinamica fatta di messaggi, telefonate, scenate di gelosia, controllo del telefono e pedinamenti.
La situazione, secondo la testimonianza della madre, sarebbe ulteriormente peggiorata nel corso dei mesi. Dopo un nuovo riavvicinamento, Tania sarebbe andata nell’abitazione dell’ex compagno e, secondo quanto riferito dalla madre, l’uomo le avrebbe stretto le mani intorno al collo fino a farle perdere i sensi. L’episodio avrebbe spinto Tania a rivolgersi nuovamente alle autorità. La famiglia, sempre secondo il racconto di Mariella Forner, aveva già segnalato più volte il comportamento dell’uomo e aveva cercato di trovare una soluzione capace di interrompere una relazione diventata sempre più difficile da gestire.
Le denunce e l’ammonimento del questore
Uno degli elementi emersi dopo la tragedia riguarda proprio il numero delle segnalazioni. Mariella Forner ha raccontato che Dino Keber sarebbe stato denunciato sette o otto volte nel periodo della relazione con Tania. La madre avrebbe presentato alcune denunce, altre sarebbero arrivate direttamente dalla figlia e altre ancora dal padre di Tania. La vicenda comprende anche un ammonimento emesso dal questore di Venezia. Inoltre, secondo quanto emerso in ambienti investigativi e riportato da Tgcom24, Keber aveva ricevuto querele da altre tre precedenti compagne. Le denunce risalirebbero al 2002, al 2010 e al 2021 e le tre donne avrebbero successivamente ritirato le querele.
Il quadro emerso dalle testimonianze e dagli accertamenti rende ancora più pesante il dolore della famiglia di Tania. La madre ha infatti spiegato di aver cercato anche un confronto con la madre di Keber, nel tentativo di affrontare la situazione direttamente con un’altra donna e con un’altra madre. Secondo il racconto di Mariella Forner, anche la famiglia dell’uomo conosceva le difficoltà della relazione. La madre di Keber avrebbe invitato Tania a trovare la forza per allontanarsi, sostenendo che il figlio non riusciva a gestire la situazione.
Il cappio usato nelle minacce
Tra gli aspetti più inquietanti raccontati dalla madre di Tania compare anche la storia di un cappio. Mariella Forner ha spiegato che Dino Keber avrebbe costruito da tempo un cappio con una corda e che lo avrebbe mostrato alla compagna quando lei cercava di interrompere la relazione. “Tutte le volte che mia figlia lo lasciava, glielo mostrava manipolandola, dicendo che si sarebbe ucciso”, ha raccontato la donna. Secondo la madre, quelle minacce avrebbero contribuito a mantenere Tania all’interno di un rapporto dal quale cercava ripetutamente di uscire.
La vicenda ha raggiunto il suo tragico epilogo nei giorni di Ferragosto. Il 14 agosto, secondo quanto riferito dalla madre, Keber si trovava a Rimini con alcuni amici e avrebbe iniziato a inviare a Tania numerosi messaggi e a telefonarle ripetutamente. Il giorno successivo Tania aveva trascorso parte della giornata con la madre e sembrava intenzionata a partecipare a una festa. In seguito, però, sarebbe rimasta a casa. Quando Mariella Forner non è più riuscita a mettersi in contatto con la figlia, ha raggiunto l’abitazione.
La scoperta della tragedia e il dolore della famiglia
I carabinieri sono riusciti a entrare nell’abitazione passando dalla terrazza di una vicina e hanno trovato Tania Terrin senza vita sul divano. La donna indossava ancora un abito rosso, secondo quanto raccontato dalla madre, come se fosse pronta a uscire. La scena ha trasformato in realtà il timore che Mariella Forner diceva di avere da tempo. “Sapevo che prima o poi le sarebbe successo qualcosa”, ha raccontato la donna, ricordando anche che circa venti giorni prima Dino Keber le aveva chiesto di incontrarlo. La madre aveva preso in considerazione la possibilità di parlargli, ma Tania le aveva chiesto espressamente di non avvicinarsi a lui.
Il caso di Tania Terrin lascia quindi una serie di interrogativi sulle violenze denunciate nel tempo e sulle misure adottate per proteggere la donna. La madre ha espresso parole durissime sulle difficoltà incontrate dalle vittime quando decidono di denunciare e ha chiesto maggiore attenzione nei confronti delle donne che segnalano situazioni di violenza. “Devono dire alle donne la verità”, ha affermato Mariella Forner, sottolineando quanto possa diventare complesso interrompere definitivamente una relazione caratterizzata da minacce e comportamenti persecutori.
Le indagini dovranno ora ricostruire con precisione gli ultimi giorni della vita di Tania e chiarire ogni elemento della dinamica che ha portato alla sua morte e a quella di Dino Keber. Nel frattempo, il racconto della madre restituisce il volto più doloroso della vicenda: quello di una donna che aveva chiesto aiuto e che, nonostante le denunce e le segnalazioni, non è riuscita a sottrarsi alla violenza dell’ex compagno.
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