Sabato scorso, durante i raid lanciati da Israele e Stati Uniti sul territorio iraniano, una scuola primaria iraniana è stata colpita mentre erano in corso le lezioni del mattino. Le fonti locali parlano di 165 morti, tra cui decine di bambine ed insegnanti. Israele e Usa non rispondono, l’Iran promette vendetta
Funerale pubblico, slogan di guerra
La città di Minab ha organizzato esequie di massa per le vittime. Le immagini mostrano decine di feretri avvolti da bandiere iraniane portati a spalla da una folla enorme, alcuni con i ritratti del leader supremo Ali Khamenei, anch’egli ucciso nei raid. Lo slogan più scandito: “Nessuna resa”. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran “non resterà in silenzio né si arrenderà di fronte a questi crimini”.
Il contesto militare dell’area
Il Guardian riferisce che una bomba ha centrato l’edificio durante l’orario scolastico, segnalando la presenza di strutture dei Pasdaran nelle immediate vicinanze. Al Jazeera precisa chela città ospita infrastrutture chiave della marina militare iraniana e che la stessa scuola, fino a una decina di anni fa, era probabilmente utilizzata come caserma prima di essere ristrutturata a uso civile.
L’ONU chiede un’indagine
L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Turk ha chiesto “un’indagine rapida, imparziale e approfondita”, precisando che “l’onere ricade sulle forze che hanno perpetrato l’attacco” senza però citare esplicitamente né Usa né Israele.
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