Al Gold Coast Stadium in Queensland, durante la Coppa d’Asia femminile 2026, la nazionale iraniana si è schierata in silenzio mentre l’inno della Repubblica islamica risuonava. Mani dietro la schiena, espressioni impassibili, nessuna ha aperto bocca. Stesso silenzio per l’allenatrice Marziyeh Jafari e l’intero staff tecnico.
Era la prima partita dell’Iran dopo l’attacco di Israele e degli Stati Uniti avvenuto il fine settimana precedente. In tre giorni di conflitto, oltre all’ex Guida Suprema Ali Khamenei e diversi membri di spicco della Repubblica islamica, sono morte circa 800 persone. Le giocatrici, interrogate dai giornalisti, non hanno commentato né la guerra né la morte della guida suprema. Sugli spalti un piccolo gruppo di tifosi iraniani ha sventolato la bandiera con il leone e i soli dorati, precedente alla Rivoluzione islamica. Va da sè che la sconfitta per 3-0 è risultata secondaria.
A cura di Alessandro Marotta
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