Centinaia di persone hanno assaltato il consolato statunitense di Karachi, in Pakistan, tentando di forzarne l’ingresso per protestare contro l’uccisione di Ali Khamenei. Una folla di giovani ha scavalcato il cancello principale, raggiunto il vialetto d’ingresso e rotto alcune finestre. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni, disperdendo i manifestanti. Il bilancio parla di almeno otto civili filo-iraniani morti negli scontri.
Un gesto che richiama alla memoria la presa dell’ambasciata USA di Teheran. E che attesta come almeno parte del mondo arabo sciita si raccolga attorno all’ormai ex guida iraniana. Sul futuro è difficile formulare ipotesi, ma una cosa è certa: l’uccisione della suprema guida rafforzerà l’immagine del “Grande Satana” statunitense, imperialista e violento.

Generata con AI
Le proteste
In un video che circola sui social, si sente un giovane manifestante dire: «Dobbiamo restare uniti. Nessuna forza può fermarci». Un altro, mentre riprende la folla che tenta di appiccare un incendio, urla: «Stiamo dando fuoco al consolato americano di Karachi. Ci vendicheremo per l’uccisione del nostro leader».
Il fuoco della protesta non si ferma a Karachi. A Islamabad, la capitale, circa 4.000 persone sono scese in strada. I giornalisti dell’AFP hanno sentito colpi di arma da fuoco, probabilmente per disperdere la folla, e hanno visto lacrimogeni già prima dell’inizio previsto del corteo, fissato per le 15:00. Intonati cori contro Stati Uniti, Israele e i loto alleati. Zahra Mumtaz, 52 anni, casalinga di Rawalpindi, piangeva: “Il nostro leader è stato martirizzato e non ci lasciano nemmeno protestare”. Poi l’affondo: “America e Israele la pagheranno”.
A Skardu, nel nord del paese, i manifestanti hanno preso d’assalto e incendiato un ufficio delle Nazioni Unite. Una colonna di fumo nero si è alzata dall’edificio, visibile a distanza. Almeno tre veicoli nelle vicinanze sono andati completamente distrutti. Anche Lahore, nel Punjab orientale, ha visto migliaia di persone riversarsi in strada.
Proteste anche a Baghdad
Intanto a Baghdad, in Iraq, gruppi di manifestanti hanno tentato di assaltare la “zona verde”, l’area che ospita edifici governativi e ambasciate straniere. Hanno lanciato pietre contro le forze di sicurezza e sventolato bandiere di milizie filo-iraniane senza nascondersi. I media locali segnalano disordini a catena in altre province del Sud: non è un episodio isolato.
A cura di Alessandro Marotta
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