È l’erede di Khamenei la nuova Guida Suprema dell’Iran. Ed è uno dei religiosi più ostili a Washington dentro il regime iraniano. Con l’elezione di Mojtaba Khamenei a Guida Suprema, l’Iran manda un segnale chiaro: nessuna apertura verso gli Stati Uniti e nessun passo verso il presidente americano Donald Trump.
La scelta indica continuità piena dopo la morte di Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un attacco aereo statunitense. A differenza di quanto avvenuto in Venezuela con il regime di Maduro, la nuova leadership iraniana non cambia direzione. La linea resta dura verso Washington.
Mojtaba Khamenei ha 56 anni. È nato nel 1969 a Mashhad ed è cresciuto negli anni in cui il padre guidava l’opposizione allo Scià. Da giovane ha combattuto nella guerra Iran-Iraq. Poi ha scelto la strada religiosa e ha studiato nei seminari sciiti di Qom, il principale centro teologico del Paese, dove ha ottenuto il titolo clericale di Hojjatoleslam.
Non ha mai ricoperto una carica formale nel governo della Repubblica islamica. Eppure per anni è stato uno degli uomini più influenti del sistema iraniano. Dentro il palazzo era considerato il custode del padre e l’intermediario obbligato per arrivare al potere.
La sua influenza nasce anche dai rapporti stretti con le Guardie della Rivoluzione, il corpo militare più potente dell’Iran. Dentro l’IRGC gode di un sostegno solido, in particolare tra i quadri più giovani e radicali.
Dopo anni passati nell’ombra, Mojtaba Khamenei diventa ora l’uomo più potente della Repubblica islamica. Con la stessa linea del padre. E con uno scontro aperto con l’America.
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