mercoledì 28 Ottobre 2026
Esecuzioni in Iran ph X

“O firmavo la confessione o violentavano mia sorella”: gemelle 19enni torturate in Iran, una sarà impiccata

Arrestate a Isfahan per le proteste e torturate in carcere, le gemelle 19enni Taraneh e Romina Rahimi sono state condannate senza prove: Taraneh rischia l'impiccagione dopo una confessione estorta, la sorella sconterà 25 anni

Di Redazione
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Dormivano nei loro letti quando uomini mascherati hanno irruzione in casa nel cuore della notte, portandole via con la testa infilata in un sacco di tela. Taraneh e Romina Rahimi, gemelle di 19 anni e studentesse delle superiori senza alcun precedente, sono state arrestate a Isfahan dopo aver partecipato alle proteste antigovernative di gennaio. Secondo la , la loro drammatica vicenda serve al regime per trasformare le due in un monito per l’intera popolazione.

Quattro mesi di isolamento e violenze in prigione

Per quattro mesi la , Marzieh Nourmohammadi, le ha cercate invano in ospedali e tribunali. Poi la chiamata dalle autoritari: “Abbiamo le vostre ragazze, venite a vederle in prigione”. A maggio, nel di Dowlatabad, la donna ha faticato a riconoscerle. I familiari indicano che le due giovani avevano i volti tumefatti, lividi, fratture a gomiti, nocche e piedi, oltre ad ampie zone del cuoio capelluto prive di capelli, strappati mentre venivano trascinate da una cella all’altra durante la detenzione in isolamento.

Le confessioni estorte e le condanne

In aula Taraneh ha denunciato che ogni ammissione è stata estorta. La ha raccontato di essere stata minacciata dai carcerieri: se non avesse firmato la confessione, avrebbero violentato Romina davanti ai suoi occhi. Nonostante l’assenza di prove su un loro coinvolgimento in atti di violenza e l’impossibilità per la madre di assistere al , le sentenze sono state durissime: Taraneh è stata condannata alla pena tramite impiccagione, mentre Romina dovrà scontare 25 anni di carcere.

L’appello dei familiari e il rischio dell’

Dall’emissione del verdetto, nessun parente ha più potuto incontrare le due diciannovenni. Il cugino Masoud Nourmohammadi, residente negli Stati Uniti, ha deciso di denunciare il caso al Guardian nonostante le minacce di morte ricevute. Il timore principale riguarda la rapidità con cui la potrebbe essere eseguita, ignorando i tempi di ricorso previsti dalla legge iraniana. A Isfahan, intanto, la madre vive nell’angoscia: “Non passa un solo istante”, riferisce il nipote, “in cui, quando la vedo, non stia piangendo”.

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