I numeri diffusi dall’Istat nel report “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta” fotografano un fenomeno drammatico ed estremamente capillare. Il 14,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno un episodio di violenza fisica o sessuale prima del compimento dei 16 anni. Nel dettaglio, la quota sale al 15,3% tra le cittadine italiane – pari a circa tre milioni di persone – contro l’11,4% registrato tra le straniere. Se le violenze fisiche mostrano incidenze simili tra italiane e straniere (attorno al 9%), le violenze e le molestie sessuali risultano nettamente più frequenti tra le italiane (8,2% contro 3,4%).
L’inganno dell’orco estraneo: la minaccia vive dentro casa
L’indagine dell’Istituto di statistica smonta l’alibi narrativo della minaccia rappresentata dallo sconosciuto o dal criminale di strada. Nel 13,5% dei casi tra le italiane, l’autore dell’aggressione è infatti una persona conosciuta, una figura di fiducia o un parente, mentre la violenza per mano di uno sconosciuto si ferma al 2,1%. Il dato più spaventoso riguarda la cerchia familiare ristretta: il 27,3% delle vittime di violenza fisica indica il padre o il patrigno come responsabile delle prevaricazioni. A questo isolamento si aggiunge un pesante muro di silenzio, con oltre il 58% delle giovani vittime che non trova la forza di confidare a nessuno gli abusi subiti.
L’affondo dei Cinquestelle: «La prevenzione non può aspettare»
Le evidenze emerse dal report hanno scatenato la dura reazione delle forze d’opposizione. Le parlamentari del Movimento 5 Stelle in Commissione Femminicidio – Stefania Ascari, Anna Bilotti, Alessandra Maiorino e Daniela Morfino – sono intervenute con una nota d’attacco: «Tre milioni di donne italiane dichiarano di aver subito violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. I dati diffusi dall’Istat sono impressionanti e non possono essere archiviati come semplici statistiche. Di fronte a tutto questo, continuare a parlare soltanto di repressione quando la violenza è già avvenuta non basta. La prevenzione non può più aspettare e deve cominciare dall’infanzia. Educazione sessuale e affettiva nelle scuole significa insegnare il rispetto, il consenso, la parità. Introduciamola subito».
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