venerdì 6 Novembre 2026
Mario Adinolfi. Foto dal suo profilo Facebook.

Usava i social dai domiciliari: Mario Adinolfi va in carcere

I finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito l'aggravamento della misura cautelare nei confronti del giornalista, accusato di truffa e abusivismo finanziario. La decisione della Procura è scattata a causa delle reiterate violazioni al divieto assoluto di utilizzare dispositivi informatici e telematici durante la custodia domestica

Di Redazione
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Si aggravano le posizioni giudiziarie di Mario Adinolfi. I militari del Comando Provinciale della Guardia di di Roma, su delega della locale , hanno dato esecuzione a un’ordinanza di in carcere nei confronti del e figura politica, che si trovava agli arresti dallo scorso luglio. Il provvedimento di inasprimento della misura è stato disposto dai a seguito della documentata violazione delle prescrizioni imposte dal giudice. A carico di Adinolfi vigeva infatti il assoluto di utilizzare, in qualsiasi forma o modalità, strumenti telefonici, informatici o telematici, fatta eccezione per le sole necessarie con il proprio legale difensore. Gli accertamenti investigativi svolti dalle Fiamme Gialle hanno invece evidenziato un impiego reiterato e sistematico dei principali social network, condotta ritenuta determinante per far scattare il trasferimento nella struttura detentiva per il concreto rischio di reiterazione dei reati e di inquinamento del quadro probatorio.

L’inchiesta sul “Betting Group” e le accuse contestate

L’arresto originario di Adinolfi si inserisce all’interno di una complessa e articolata indagine nata dalle denunce presentate da numerosi risparmiatori. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli indagati avevano affidato ingenti somme di denaro nella convinzione di partecipare a un progetto denominato “Scommessa Collettiva”, un circuito di “Betting Group” ideato, strutturato e promosso proprio attraverso l’uso delle piattaforme digitali. I sottoscrittori della finanziaria, tuttavia, non hanno mai ottenuto la restituzione del capitale versato né la remunerazione dei rendimenti promessi al momento dell’adesione. Nel quadro dell’operazione, oltre alle misure personali, la Guardia di Finanza aveva già proceduto al sequestro preventivo di e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore ai 400mila euro. Le ipotesi di reato attualmente contestate dalla Procura di Roma spaziano dalla truffa aggravata e continuata all’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio e abusivismo finanziario, fino all’omessa dichiarazione dei redditi.

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