L’Italia si scopre sempre più vecchia, ma le risposte della politica restano imbrigliate nelle consuete passerelle istituzionali. Al 1° gennaio 2026 i cittadini over 65 hanno raggiunto la cifra record di 14,821 milioni (il 25,1% della popolazione totale), con gli ultrasessantacinquenni destinati a toccare la quota monstre del 34,6% entro il 2050 secondo le proiezioni Istat. È a partire da questa voragine demografica che il dottor Marco Bernardini firma la monografia «Long-term care: una sfida necessaria» (Lithos 2026), mettendo a nudo le fragilità e i ritardi di un sistema di welfare incapace di trasformare i tagliandi normativi in vera assistenza quotidiana.

L’illusione dei numeri: quando inaugurare non significa curare
Il punto di forza dell’analisi condotta nel volume di Bernardini risiede nella capacità di andare oltre la contabilità trionfalistica delle riforme di carta. Sebbene i dati Agenas del 2025 registrino oltre 1,6 milioni di anziani presi in carico in assistenza domiciliare (l’11,3% degli over 65) e l’apertura formale di 625 Centrali Operative Territoriali e 781 Case della Comunità, la realtà operativa si rivela assai più desolante. Aprire uno sportello o conteggiare un modulo non equivale a garantire ore effettive di assistenza qualificata: senza personale e continuità delle cure, le strutture del PNRR rischiano di trasformarsi in cattedrali nel deserto.
Il nodo del personale e la stangata sulle famiglie
Il vero collo di bottiglia del sistema italiano risiede nella drammatica carenza di operatori sul campo. L’Italia registra appena 1,5 lavoratori della long-term care ogni 100 anziani, a fronte di una media OECD di 5,0. Un vuoto organico colmato quasi interamente dal sacrificio economico e personale dei privati: con oltre 412mila badanti regolari censite dall’INPS nel 2025, la gestione della non autosufficienza continua a essere scaricata sul lavoro domestico e sul carico non retribuito dei caregiver familiari, trasformando la fragilità in una vera e propria stangata sul reddito del ceto medio.
Il gap Nord-Sud e la trappola del regionalismo
A completare il quadro delle criticità interviene la cronica spaccatura del regionalismo sanitario. Se la diversificazione dei modelli organizzativi rappresenta un principio legittimo, il problema sorge quando il luogo di residenza determina il diritto stesso a ricevere assistenza. Tra le eccellenze del Nord e le carenze strutturali del Mezzogiorno, l’esigibilità dei LEA e dei LEPS rimane un miraggio sulla carta. Come evidenzia Bernardini in “Long-term care: una sfida necessaria”, la sfida dei prossimi anni non sarà l’ennesima riforma annunciata a favore di camera, ma la capacità di far funzionare l’esistente senza lasciare la salute degli anziani alla fortuna del loro codice d’avviamento postale.





