venerdì 9 Ottobre 2026

Melonellum a rischio bocciatura: la scure della Corte fa tremare il governo

Palazzo Chigi teme che la Consulta cancelli il bonus al Senato per violazione dell'articolo 57. Tra canali riservati, lo sbarramento sulle firme e le quote rosa, la maggioranza lavora a un piano B prima del voto

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

L’incubo peggiore per Giorgia Meloni e per gli strategist di ha un nome e una data di scadenza ben precisi: la scure della Corte Costituzionale e il limite di febbraio. Mentre la nuova completa il suo iter parlamentare tra le polemiche, nel centrodestra cresce il terrore che i giudici possano smontare i pilastri della riforma alla vigilia del voto di maggio, lasciando la maggioranza esposta a una critica devastante e il Paese incastrato in un pericoloso stallo istituzionale.

La sotterranea e il nodo dell’articolo 57

Per disinnescare l’impatto di una sentenza demolitoria, l’esecutivo ha attivato in gran segreto una serie di canali riservati tra ambasciatori del , tecnici della Consulta e vertici di Camera e Senato. L’obiettivo primario è misurare l’effettiva vulnerabilità della legge, capendo se il premio di maggioranza per Palazzo Madama davvero la bocciatura.

Il vero punto debole è il meccanismo che assegna un bonus nazionale di 35 seggi alla coalizione vincente al Senato. Diversi costituzionalisti evidenziano come questo listone rischi di stridere con l’articolo 57 della Carta, secondo cui il Senato è eletto a base regionale. Qualora la coalizione vincente nazionale perdesse in una specifica regione, il premio le attribuirebbe comunque più senatori rispetto alla forza prima in quel . Pesano anche lo delle 300mila firme e l’assenza di norme sulla di genere.

Corsa contro e la strategia del piano B

Poiché le sentenze della Corte sono auto-applicative, la variabile tempo diventa decisiva. A Palazzo Chigi si spera che la Consulta si pronunci entro febbraio per consentire modifiche d’urgenza. Gli scenari vanno da un monito formale alla cancellazione pura del premio al Senato, con il ritorno al puro. Per evitare un sistema zoppo, i tecnici lavorano a un piano B: salvaguardare i 35 senatori attraverso lo scorrimento sulle sole liste proporzionali regionali con il meccanismo dei resti.

Potrebbe anche piacerti

errore: © Riproduzione riservata