Il paradosso del centrosinistra si consuma tutto tra i numeri trionfali dei sondaggi e l’incapacità di trovare una sintesi operativa. Mentre le rilevazioni accreditano l’alleanza progressista in vantaggio sul centrodestra, dietro le quinte del vertice a tre fissato per venerdì tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni va in scena un feroce braccio di ferro sui tempi e sui modi per blindare leadership e programma.
Al centro dello scontro c’è la data delle primarie per la scelta del candidato premier. Se dal Nazareno la linea ufficiale dettata dal responsabile organizzazione Igor Taruffi prevede di chiudere il programma entro fine anno per poi rinviare i gazebo a febbraio o marzo inoltrato, a ridosso dell’apertura formale della campagna elettorale, gli alleati non ci stanno e chiedono di spezzare subito gli indugi.
L’affondo di Conte e Bonelli: “Gazebo entro il primo febbraio”
L’accelerazione richiesta dalle forze alla sinistra del Pd è netta e senza appello. «Le primarie prima si fanno e meglio è, non si deve andare oltre il primo febbraio», avverte il portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, supportato a stretto giro da Giuseppe Conte. Il leader del M5s, incalzato sulle lungaggini del cantiere dem, non nasconde l’insofferenza e taglia corto: «Confido che ci si metta intorno al tavolo, si scriva un programma e poi se dobbiamo trovare il candidato che possa rappresentare la coalizione si faccia anche questo presto».
Un’ansia da prestazione che trova sponda persino dentro la maggioranza del Partito Democratico. L’ex segretario Nicola Zingaretti sconfessa apertamente la strategia temporeggiatrice del Nazareno e chiede la spallata immediata: «Un coinvolgimento del popolo che decida la leadership è la cosa migliore, piuttosto che stare altre settimane sui ‘se’ e sui ‘ma’. Andiamo a votare e andiamo a vincere».
Lo strappo dei centristi: “Il tavolo a tre è la formula per perdere”
A complicare il quadro è il fronte dei moderati, scientemente escluso dal vertice programmatico di fine settimana. L’ostinato formato ristretto a tre (Pd, M5s e Avs) provoca la reazione furibonda delle formazioni di centro, che accusano i tre leader di miopia tattica ed egoismo di sigla.
Il segretario di +Europa Riccardo Magi picchia duro sulle contraddizioni interne del perimetro: «La formula a tre è quella che sta sotto al 40%. Non ci chiamano perché dicono che siamo troppi? E allora perché Avs che ha due rappresentanti al tavolo va bene?». Un monito condiviso da diverse figure civiche e territoriali, tra cui la sindaca di Genova Silvia Salis, convinte che la frammentazione al centro e il veto sulle alleanze larghe finiscano per regalare l’ennesima rendita di posizione alla maggioranza di governo.

