Mentre la premier Giorgia Meloni e la sua maggioranza concentrano tutte le energie politiche nell’ennesimo scontro frontale con la magistratura — colpevole ai loro occhi di non piegarsi alle direttive dell’esecutivo — e rivendicano come grandi conquiste della Manovra le targhe automobilistiche personalizzate a pagamento o le card per le dentiere, la realtà economica degli italiani esplode in numeri drammatici.
A mettere a nudo il totale scollamento tra l’agenda di Palazzo Chigi e la vita quotidiana dei cittadini sono le anticipazioni del report dell’Osservatorio Nhrg “Gli stipendi in Italia: cosa dicono i lavoratori“: il 91,95% della forza lavoro esige un aumento di stipendio immediato nei prossimi 12 mesi per non affogare sotto il peso dell’inflazione.
Buste paga da fame e zero risparmi: i dati che smentiscono Palazzo Chigi
I numeri scritti nel report demoliscono lo storytelling trionfalistico sui record d’occupazione. Nella fascia d’età tra i 26 e i 50 anni — il cuore produttivo del Paese — il 38,5% percepisce una retribuzione annua lorda inferiore a 18.000 euro, mentre un altro 40,8% resta intrappolato tra i 18.000 e i 28.000 euro.
L’assenza di politiche sul costo della vita e la pervicace bocciatura del salario minimo hanno ridotto la capacità di tenuta delle famiglie: il 67,24% degli intervistati ammette di non riuscire più a mettere da parte un euro, e per oltre il 41% lo stress economico è ormai divenuto insostenibile. Di fronte a questo scenario, la risposta del governo resta affidata alle solite armi di distrazione di massa: crociate ideologiche contro le toghe, retorica identitaria e marchetti da campagna elettorale, lasciando morire l’Italia che lavora nella trappola dei salari da fame.
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