Non è durata nemmeno il tempo di un ciclo di notizie. La fiammata golpista del senatore Flávio Bolsonaro — rampollo del clan sovranista e sconfitto al ballottaggio da Luiz Inácio Lula da Silva — si è dissolta nel volgere di pochi minuti tra il gelo della Casa Bianca e la cancellazione frenetica dei propri profili social.
A spingere il senatore a lasciare in tutta fretta il Paese, attraversando il confine con l’Argentina prima di imbarcarsi su un volo privato per Miami, è stato il blitz della magistratura brasiliana: un ordine del giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes che gli imponeva la consegna immediata dei passaporti nell’ambito di un’inchiesta per riciclaggio e frode fiscale. Una fuga mascherata da “esilio politico”, propiziata dalla sponda con l’argentino Javier Milei e infarcita dalla solita retorica sui brogli alle urne.
Il proclamato “golpe” da Miami e il no di Donald Trump
Appena atterrato in Florida, Bolsonaro Jr ha tentato l’affondo propaganda a uso e consumo della propria base: «Sono io il vero presidente eletto del Brasile e i criminali che hanno rubato le elezioni fanno parte di un’organizzazione criminale», ha scritto in una furente lettera aperta pubblicata sul suo profilo X, annunciando la volontà di guidare l’opposizione dall’estero.
L’arroganza del fuggiasco si è però scontrata immediatamente con il muro raggelante di Donald Trump. Interpellato dai cronisti all’aeroporto prima di volare in Ohio per la campagna delle Midterm, il tycoon ha preso ufficialmente e nettamente le distanze dal dossier: «Non intendo commentare la questione. Non voglio essere coinvolto. Certo, è stata un’elezione molto strana, ma io non ne voglio sapere». Un chiaro segnale da Washington: nessuno a Mar-a-Lago ha intenzione di accreditare le pretese di un politico in fuga che rischia di compromettere le relazioni diplomatiche con Brasilia.
Fuga dal web: il post sparisce e la conferenza stampa viene annullata
La presa di distanza della Casa Bianca ha scatenato il panico nel comitato del senatore. Esattamente venti minuti dopo le parole di Trump, Flávio Bolsonaro è corso ai ripari cancellando integralmente dal proprio profilo X il post in cui si autoproclamava “vero presidente eletto”, sostituendolo con un testo palesemente annacquato dove si definisce un semplice “leader del Brasile”.
L’umiliazione politica si è completata poco dopo con l’annullamento a sorpresa della conferenza stampa internazionale programmata a Miami. Nel disperato tentativo di salvare la faccia di fronte ai propri sostenitori, Bolsonaro Jr ha provato a ridipingere la ritirata con un’acrobazia retorica: «Non sono fuggito dal Brasile, sono uscito per il Brasile». Un’ennesima giravolta che conferma la natura di certo sovranismo: toni da leone sui social, ma pronti a cancellare i post e a nascondersi in Florida non appena gli alleati voltano le spalle.
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