Mentre il Paese reale affonda tra salari stagnanti, bollette alle stelle e liste d’attesa interminabili negli ospedali, la risposta del governo Meloni si riduce a un pallido palliativo di marchetti elettorali e spot propagandistici. È un’insofferenza trasversale quella che si leva dai vertici del centrosinistra all’indomani dell’uscita dei dettagli sulla Legge di Bilancio 2027, una manovra giudicata “piccola, piccola”, pensata per distribuire mance a micro-platee invece di affrontare le emergenze strutturali del Paese.
A guidare l’attacco frontale è la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein: «Il Paese aspettava risposte ma Meloni ha fatto una manovra di mance e spot elettorali. L’unica buona notizia è che sarà l’ultima per questo governo».
Armi contro Sanità: la lotteria dei paletti e dei rincari
A mettere a nudo le priorità contorte della maggioranza è il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che descrive la manovra come una cervellotica “lotteria” dove i cittadini devono fare lo slalom tra paletti e requisiti per raccogliere qualche briciola, mentre le risorse vere prendono ben altre direzioni.
«Il biglietto vincente va ad armi e difesa: 14 miliardi di extra-spese. Quello perdente ai lavoratori dipendenti, tartassati tra rincari, tasse e stipendi da fame», affonda Conte. I numeri, d’altronde, parlano da soli: per il solo 2027 il governo stanzia 4,5 miliardi in più per le spese militari e ne concede appena 2,5 alla Sanità pubblica, ossia la metà di quanto richiesto a gran voce dagli stessi governatori regionali e dal Ministro della Salute per evitare il collasso delle corsie.
Sul fronte delle nuove generazioni, il segretario di Più Europa Riccardo Magi smaschera il “gioco delle tre carte” dell’esecutivo: mentre si sbandierano timidi aiuti ai giovani, si introduce Quota 100 per i 64enni, drenando risorse al futuro dei ragazzi per finanziare i prepensionamenti in chiave elettorale.
La farsa delle targhe personalizzate: «Tirare fuori 600 euro mentre manca il cibo»
A catalizzare la sferzante ironia dei leader progressisti è l’ormai celebre misura che consente di acquistare una targa automobilistica personalizzata al prezzo di 600 euro. Una mossa simbolo dello scollamento tra il Palazzo e le difficoltà quotidiane delle famiglie.
«Gli italiani potranno tirare fuori 600 euro di tasca propria per “sbizzarrirsi” con le targhe. Almeno quei pochi che non devono usare quei soldi per mettere il pranzo in tavola, curarsi o pagare affitto e bollette», attacca Nicola Fratoianni (Avs), sottolineando come la destra risponda al carovita con inutili orpelli a pagamento.
Gli fa eco la deputata Pd Debora Serracchiani, che evidenzia il divario tragico tra le imprese soffocate dai rincari energetici e la narrazione di Palazzo Chigi. Ma è ancora Giuseppe Conte a sigillare la figuraccia della maggioranza: «Gli italiani possono personalizzare la targa, ma la maggioranza la propria l’ha già scelta: “carovita, me ne frego”. Se la pagheranno, dipenderà dal voto e dalla partecipazione dei cittadini».
Verso la piazza unitaria: la risposta del Paese reale
L’indignazione politica è destinata a trasformarsi molto presto in mobilitazione di massa. I quattro leader dell’opposizione stanno definendo in queste ore i dettagli per una manifestazione unitaria di piazza da convocare a Roma entro la fine dell’anno, proprio nel cuore del dibattito parlamentare sulla Manovra.
Un fronte di protesta che si andrà a sommare allo sciopero generale e alla mobilitazione indetta dalla Cgil per il prossimo 20 novembre contro l’impoverimento del lavoro dipendente. La resa dei conti sulla politica economica della destra è appena iniziata.

