Mentre le famiglie e le piccole imprese affondano sotto la scure del carovita e le quotazioni del metano volano oltre i 100 euro al megawattora, la risposta del governo Meloni si trasforma in un giallo contabile. Il decreto sul tetto al prezzo del gas, che avrebbe dovuto tagliare le bollette elettriche del 10%, è letteralmente scomparso dall’ordine del giorno del Consiglio dei ministri.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, si è presentato di fronte ai giornalisti adducendo generiche “verifiche tecniche” per giustificare lo slittamento della misura. Ma dietro la cortina fumogena dei tecnicismi si nasconde un cortocircuito politico ed economico clamoroso: l’esecutivo ha sbandierato uno sconto in conferenza stampa senza prima stabilire chi debba metterci i soldi.
Il paradosso di Bruxelles: lo sconto lo pagano gli utenti in fattura
A bloccare l’operazione è la trappola contabile insita nelle stesse regole imposte dall’Unione Europea per concedere il via libera al price cap a 59 euro. Per consentire un calo artificiale del prezzo del gas, Bruxelles pretende infatti che la differenza rispetto al valore reale di mercato (oggi schizzato oltre i 100 euro) venga rimborsata ai produttori.
La beffa risiede nel meccanismo di copertura: secondo lo schema europeo — già applicato in Spagna — la compensazione va spalmata “a valle”, ovvero riaddebitata agli stessi cittadini sotto forma di oneri e addizionali fiscali in bolletta. Per chi ha un contratto a tariffa variabile il paradosso è servito: vedrebbe scendere la voce “materia prima” del 10%, ma vedrebbe contemporaneamente salire la voce “oneri e tasse” per ripagare quel margine. Risultato? Un’illusione contabile che azzera qualsiasi beneficio reale.
Il braccio di ferro con le compagnie e la farsa delle coperture
Consapevole che far ripagare lo sconto ai cittadini avrebbe scatenato un’ondata di sdegno, il governo ha tentato il blitz dell’ultimo minuto: scaricare una parte di questo conto — stimato in centinaia di milioni di euro — direttamente sulle spalle delle società energetiche. Una mossa che ha provocato la rivolta immediata dei colossi del settore.
I giganti del metano e dell’elettricità hanno opposto un no fermo, ricordando di essere già stati penalizzati dalla manovra economica con il rinnovo dei prelievi Irap fino al 2029 (per un totale di oltre 1,7 miliardi). Peraltro, anche nell’ipotesi in cui venissero forzate a pagare, le aziende private scaricherebbero i maggiori costi sui consumatori aumentandone le tariffe.
Un gioco a somma zero sulla pelle delle famiglie
L’esito di questo stallo è la paralisi. Senza coperture certe, l’Autorità di regolazione (Arera) non può neppure avviare l’iter attuativo, né disinnescare il rischio che l’energia calmierata venga esportata all’estero sussidiando i Paesi vicini. La grande promessa del governo per affrontare l’inverno rischia così di rivelarsi un capolavoro di propaganda: far credere agli italiani di aver tagliato la bolletta mentre, con la mano sinistra, gli si prelevano dalle tasche i soldi per finanziare il tetto al gas.

