Il Consiglio dei ministri ha deliberato l’avvio della procedura parlamentare per la nomina di Trifone “Nuccio” Altieri alla presidenza dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Per la prima volta nella storia dell’organismo chiamato a vigilare sui contratti pubblici e a controllare l’operato delle amministrazioni, la guida viene affidata a un uomo di partito.
L’indicazione dell’ex deputato di centrodestra, fortemente legato al ministro dei Trasporti Matteo Salvini, segna un cambio di rotta radicale nell’assetto dei controlli sulla pubblica amministrazione.
Dalla lista nozze col trullo ai vertici delle partecipate: chi è Altieri
Storicamente legato all’area di centrodestra, Altieri ha vissuto una lunga parabola politica: eletto deputato con Forza Italia e fedelissimo di Raffaele Fitto in Direzione Italia, ha successivamente rotto il sodalizio per aderire alla Lega. Vicino al parlamentare leghista Roberto Marti e allo stesso Salvini, l’ex deputato vanta già incarichi di nomina politica.
Nel 2018, durante il primo governo Conte, era stato indicato alla presidenza di Invimit, la società del Ministero dell’Economia incaricata di valorizzare il patrimonio immobiliare dello Stato. Con l’arrivo dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è poi entrato nel consiglio di amministrazione di Leonardo. Ora la designazione ai vertici dell’ente che dovrà vigilare sugli appalti della politica, compresi quelli del Ministero dei Trasporti.
La svolta dopo i rilievi di Busia sul Ponte e gli appalti
La decisione del governo arriva a coronamento di una lunga stagione di tensioni tra l’esecutivo e la presidenza uscente di Giuseppe Busia. L’Anac aveva più volte contestato i provvedimenti della maggioranza: dallo scontro sulle proroghe delle concessioni autostradali ai dubbi sollevati sul percorso del Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera simbolo di Salvini, bollando le procedure come causa di sprechi e di un «vantaggio enorme ai privati».
L’Autorità aveva inoltre messo nel mirino l’abolizione dell’abuso d’ufficio, denunciato i rischi di conflitto di interesse e criticato la riforma del codice degli appalti, avvertendo che l’eccessiva semplificazione e il ricorso agli affidamenti diretti avrebbero ridotto la concorrenza e la trasparenza sulla spesa pubblica.
L’attacco durissimo delle opposizioni: «Uccisa l’autonomia dell’Anac»
L’indicazione di un profilo politico alla guida dell’ente di garanzia ha scatenato la reazione immediata dei partiti di minoranza, che accusano il governo di voler eliminare i contrattempi amministrativi sulle grandi opere. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha attaccato la decisione affermando che «hanno ucciso l’Anac».
Dura anche la posizione della responsabile Legalità del Partito Democratico, Enza Rando, che ha definito l’atto un passaggio «irresponsabile e gravissimo», destinato a compromettere l’autonomia e l’imparzialità di un’istituzione nata per controllare il potere e la gestione del denaro pubblico.

