venerdì 1 Maggio 2026
Antonio Di Pietro ph Ansa

L’intervista. Antonio Di Pietro: “La riforma serve a far apparire la giustizia più trasparente”

L'ex magistrato di Mani Pulite spiega i motivi che lo hanno spinto a parteggiare per il "Sì" al Referendum

Da Laura Laurenzi
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Antonio Di Pietro, ex magistrato simbolo dell’inchiesta Mani Pulite, è oggi uno dei principali volti della campagna per il Sì al referendum sulla Giustizia. Un volto che in parte sembra stonare con la narrazione della riforma, ma che oggi risulta convinto che il voto sulla separazione delle carriere non debba essere legato ai partiti politici che l’hanno proposto, ma puramente al suo merito.

Antonio Di Pietro, in passato lei si è sempre battuto per la trasparenza e la legalità, crede davvero che questa riforma serva a rendere la giustizia più efficiente?

“Serve sicuramente ad apparire più trasparente. Oggi la Costituzione stabilisce che le due parti, in ragione di parità, sono davanti ad un giudice terzo. Piaccia o non piaccia, quel giudice terzo è fratello di sangue di una delle due parti. Entrambe fanno parte e sono governate da un unico Consiglio Superiore della Magistratura, oltre a provenire dallo stesso concorso. Quindi io ritengo che sia più corretto completare la riforma dell’articolo 111 del giusto processo, permettendo al terzo di svolgere il ruolo di arbitro senza che faccia parte di una delle due parti del processo”.

Con questa struttura gerarchica, però, non si rischia una mancanza di pluralismo nella magistratura?

“Non so che cosa si intenda con questa critica. La magistratura è sottoposta solo alla legge, che non può essere interpretata in modo arbitrario ma deve essere applicata in quanto tale. I magistrati con questa riforma rimangono autonomi e indipendenti e rimane inalterata la sottoposizione alla sola legge. Quindi, dare a questa riforma un’interpretazione soggettiva io non lo ritengo corretto. Non interessa chi l’ha presentata, perché prima di loro l’avevamo presentata noi del centrosinistra, devono interessare solamente gli effetti che produce. A mio avviso, rispetto a chi la pensa diversamente, questa riforma dà non solo maggiore indipendenza rispetto al potere politico, ma rispetta anche le correnti che si sono create all’interno dell’Anm”.

Quindi, a chi ritiene che con questa riforma i pm saranno maggiormente assoggettati alla politica cosa risponde?

“Rispondo con ciò che riporta la Costituzione. Faccio riferimento a tre principi che con questa riforma rimangono inalterati. Innanzitutto, il magistrato inquirente e giudicante è soggetto solamente alla legge, non c’è quindi politico che possa mettersi sopra alla legge. In secondo luogo, il magistrato è un ordine autonomo e indipendente. Infine, il magistrato inquirente ha l’obbligo dell’azione penale: se vuole procede contro l’imputato, altrimenti non ha bisogno di questa riforma per comportarsi ambiguamente. Inoltre, la legge costituzionale prevede espressamente, e lo farà sempre, che l’autorità giudiziaria dispone della polizia giudiziaria e soprattutto che il pubblico ministero porta avanti indagini anche a favore dell’imputato. Tutti questi principi restano, quindi io guardo quel che scritto. Tutte le altre questioni, che lanciano in aria sia quelli del sì che quelli del no, le trovo come paglia al vento”.

Se il referendum dovesse fallire, quale sarebbe secondo lei la via da seguire per riformare l’ordinamento giudiziario?

“Allora, dovremmo parlare di riforma dell’ordinamento giudiziario. Ciò che è stato fatto finora non è stato sufficiente e a mio avviso per migliorare l’attuazione di una giustizia di cui i cittadini possono essere soddisfatti è necessario ridurre i tempi processuali e avere certezza che vi sia una corrispondenza tra fatto commesso e pena comminata. Attualmente, piaccia o non piaccia, buona parte dei processi finisce con un’assoluzione, allora vuol dire che c’è un buco nelle indagini preliminari, in quanto quel giudice deve fare da controllore del pubblico ministero mentre fa legge evidentemente si arriva al rinvio del dibattimento, quando si poteva decidere nel corso delle indagini preliminari. Questo culturalmente il giudice per le indagini preliminari ha bisogno di un taglio netto, di fare il suo lavoro, che è quello di arbitro, mentre il pubblico ministero deve fare quello di accusatore”.

Di Laura Laurenzi

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