lunedì 15 Giugno 2026

A Erbil i militari italiani lasciano la base

Quattro elicotteri NH90 lasciano il Kurdistan iracheno dopo i raid delle milizie sciite ridimensionando la presenza a Erbil e ora anche a Baghdad, mentre cresce l'allerta per i militari Unifil sotto il fuoco in Libano

Da Silvia Forconi
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Il contingente italiano in inizia a sfoltire i ranghi, ma la Difesa precisa che non è una ritirata. Quattro gli elicotteri NH90 dell’ che hanno lasciato la base di Erbil, decollando verso la Turchia durante una negli missilistici che da giorni continuano a colpire la zona. La decisione è diventata inevitabile dopo che un attacco alla mensa dei nostri militari la settimana scorsa, dimostrando l’estrema vulnerabilità della base . Oltre al ritiro dei velivoli, si valuta anche il rientro di quattro carabinieri impegnati nell’addestramento della locale a Baghdad, dove la situazione è talmente critica da rendere possibile la chiusura temporanea dell’ambasciata italiana. Le operazioni, assicurano fonti militari, riprenderanno non appena il quadro di sicurezza lo permetterà.

Il nuovo rischio è in Libano

Mentre l’Iraq brucia, il fronte del Libano meridionale è ormai fuori controllo. Nella zona operano circa 1.300 militari italiani provenienti principalmente dalla brigata Sassari, finiti già nel mirino del fuoco incrociato tra Israele e . Nelle ultime ore, frammenti di razzi sono caduti sulla base di Shama, causando il ferimento lieve agli occhi di un soldato.

La loro attività consiste nel supporto alla popolazione e nella scorta ai convogli di aiuti umanitari, con la possibilità di usare le solo per legittima difesa. I militari italiani restano quindi testimoni sgraditi di quanto accade tra le milizie filoiraniane e le forze israeliane.

Ma gli episodi di tensione non accennano a placarsi, numerose cannonate sono esplose a pochi metri dalle postazioni Onu e colpi sparati da distanze ravvicinate che difficilmente possono essere considerati errori di identificazione. Il ricordo dell’autunno 2024, quando i tank israeliani colpirono il quartier generale di Naqura, resta una ferita aperta che complica i rapporti diplomatici e mette a rischio la sicurezza dei nostri caschi blu.

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