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domenica 19 Aprile, 2026
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Salvatore Cuffaro ph Ansa

Chiuse le indagini Totò Cuffaro. Non più corruzione ma traffico di influenze: cosa vuol dire?

L'ex presidente della Regione Sicilia ha ricevuto l'avviso di fine delle indagini, insieme ad altre sette persone e ad una società

Da Laura Laurenzi
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Si è conclusa l’indagine riguardante la gestione degli appalti e delle nomine nella sanità della Regione Sicilia. I pm hanno notificato gli avvisi di conclusione dell’inchiesta, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio, all’ex presidente della Sicilia, Salvatore Cuffaro, ad altre 7 persone fisiche e alla società Dussmann.

Sembra però che l’ipotesi di reato sia cambiata rispetto a quella iniziale, come riporta Agi. I pm adesso, a seguito degli interrogatori preventivi, puntano sul traffico di influenze illecite e non sulla corruzione. La differenza è sostanziale: nel caso della corruzione è previsto un accordo diretto tra un privato e un pubblico ufficiale per compiere un atto contrario ai doveri di ufficio, mentre le influenze illecite coinvolgono anche un mediatore che sfrutta le sue relazioni con un pubblico agente per ottenere vantaggi.

Tra i possibili sotto accusa non risulta il deputato nazionale di Noi Moderati Saverio Romano. Per lui, dopo il no della Camera all’utilizzo delle intercettazioni della corrispondenza, si profila la richiesta di archiviazione.

Secondo Agi, nella lista di chi ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini risultano Ferdinando Aiello, Roberto Colletti, Marco Dammone, Antonio Iacono, Mauro Marchese, Sergio Mazzola e Vito Raso.

Per quanto riguarda l’accusa di corruzione, come riporta Live Sicilia, Cuffaro è indagato per corruzione insieme all’ex manager dell’ospedale Villa Sofia e al primario del Trauma Center. La vicenda sotto esame è quella del concorso per la stabilizzazione degli operatori socio sanitari nell’ospedale palermitano.

Invece, l’ex presidente sarebbe indagato per traffico di influenze per l’appalto del servizio ausiliario dell’Asp di Siracusa. La Procura però, non avrebbe più contestato l’ipotesi di associazione a delinquere.

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