lunedì 15 Giugno 2026
Frana Niscemi

“A Niscemi interventi mai fatti”: indagati il ministro Musumeci, Schifani (FI) e due ex presidenti di Regione

Tra ritardi e contenziosi, il procuratore di Gela Vella sottolinea: "Ci sono 12 milioni di euro inutilizzati. Erano precise le indicazioni su cosa fare"

Da Maria Vittoria Ciocci
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“È la più grande d’Europa”. Parole del capo ufficio inquirente di Gela. Ora il fascicolo d’indagine per il disastro a Niscemi non è più contro ignoti. Sono al registro degli l’attuale presidente della Renato Schifani (FI) e i due predecessori, Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta. Tra i nomi figura anche il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci.

Non mancano all’appello altri della protezione civile: Pietro Lo , Calogero Foti, Vincenzo Falgares e Salvatore Cocina. Ma anche Maurizio Croce, Giacomo Gargano, Sergio Tumminello e Salvatore Lizio, ossia i dirigenti regionali che furono “soggetti attuatori del commissario per il dissesto idrogeologico”. Gli inquirenti, infatti, non hanno dubbi: “Già nel 1997 c’erano delle indicazioni precise sulle cose da fare, ma non sono state fatte. Nelle casse della Regione ci sono ancora 12 milioni di euro a disposizione per i lavori”.

Ritardi e mancati sgomberi nella “zona rossa”

Il procuratore Salvatore Vella ha spiegato che le criticità sono emerse nel novembre del 2010, quindi tredici anni dopo la prima frana. Fu un’associazione temporanea di imprese a occuparsi dei lavori – dunque Comer Costruzioni meridionali di Santa Venerina e Edilter Costruzione di Giarratana –. Collaborazione che finì con la richiesta di adeguamento e poi risoluzione del .

Questa dinamica ritardò profondamente gli interventi, fino a tradursi in contenzioso che è perdurato fino al 2016. Ma, nel frattempo, “nessuno si è occupato di predisporre le opere necessarie per prevenire la frana di gennaio”.

Ora i magistrati indagheranno sui mancati interventi relativi alla raccolta e regimentazione delle acque bianche e nere, ossia la causa principale della frana. Dopodiché si concentreranno sulla cosiddetta zona rossa, ovvero l’area a rischio più elevato secondo la della commissione nominata con ordinanza della del Consiglio. Le indagini riguarderanno i mancati sgomberi e soprattutto le autorizzazioni a progetti che, in quel punto, non si dovevano realizzare.

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